Perché la scuola comincia a settembre?
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In questi giorni migliaia di studenti di ogni età si preparano per tornare sui banchi di scuola. Fra il 5 e il 18 settembre in tutta Italia suonerà di nuovo la campanella: ma perché proprio in questi giorni? Perché è proprio settembre il mese in cui si riaprono i libri? Eppure non è stato sempre così: nel nostro Paese infatti, fino agli anni Settanta, esisteva una sola data per tutti, ed era quella del 1 ottobre: un giorno importante, in cui i piccoli “remigini” entravano per la prima volta in aula.

I remigini: a scuola ad ottobre

Si tratta di un termine ormai caduto in disuso, che difficilmente si sente: ma il “remigino” un tempo era molto diffuso. Questa parola è stata infatti il nome con cui, almeno fino alla metà degli anni Settanta, venivano chiamati i bambini che cominciavano la prima elementare. Ma perché?

L’origine del “remigino” è legata proprio al fatto che non sempre la scuola è iniziata a settembre: fino al 1977 tutti gli istituti di istruzione inferiore, senza nessuna distinzione geografica, inauguravano le lezioni il 1 ottobre, ovvero il giorno di San Remigio.

L’inizio della scuola il primo giorno di ottobre è stata una tradizione consolidata per talmente tanto tempo da far nascere addirittura un aggettivo della lingua italiana. Ma nel 1977 le cose cambiano definitivamente: con la legge del 4 agosto il Ministero dell’istruzione cambia le abitudini dei remigini, stabilendo l’inizio dei corsi scolastici “tra il 10 e il 20 settembre e tra il 10 e il 30 giugno”. I temutissimi “esami di riparazione”, che occupavano i mesi di agosto e settembre ritardando così l’inizio della scuola ad ottobre, vennero anticipati al 30 giugno, completando così il processo di trasformazione della scuola che, almeno nel calendario, conosciamo ancora oggi.

La scuola, dall'antica Roma all'Ottocento

Nell'antica Roma il calendario scolastico era molto diverso da quello attuale. A partire più o meno dalla metà del III secolo avanti Cristo, quando cioè si istituì la scuola “pubblica”, i bambini si preparavano ad iniziare i Ludi Magister nel mese di marzo: il primo grado di istruzione romana simile alle nostre scuole dell’infanzia, così come le altre, iniziavano dopo le quinquatrus, ovvero le feste in onore di Minerva. Le lezioni, che per i più piccoli consistevano nei primi rudimenti di lettura e scrittura, proseguivano poi per otto mesi: ogni giorno, per sei ore, con una breve pausa per il “prandium”, ovvero il pranzo.

Nei secoli successivi, quando l’istruzione passò principalmente nelle mani della Chiesa, in alcune scuole di dottrina cristiana si andava anche la domenica e i giorni festivi, e la ragione di ciò è molto semplice: le classi erano composte in gran parte da ragazzi del popolo che imparavano a leggere e a scrivere frequentando le lezioni nei giorni in cui non erano impegnati nelle attività lavorative.

A partire dal Quattrocento fino all’Ottocento, e oltre, la caratteristica principale dei calendari scolastici che si sono susseguiti è stata sempre la stessa: in estate, niente lezioni. Secondo alcuni, a causa del caldo eccessivo che rendeva improbabile una frequenza assidua, secondo altri, probabilmente nel vero, anche perché i mesi estivi dovevano essere i decisivi per i lavori dei campi: quando pian piano la scuola fu aperta agli strati più bassi della popolazione, i ritmi di studio inevitabilmente seguirono quelli del lavoro.