Rinvenuta a Troia un’agorà di 2800 anni fa: la scoperta potrebbe riscrivere la storia sul collasso della città

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Collina di Hisarlık, 2026
Nuovi scavi a Troia, mappata sulla collina di Hisarlık in Turchia, portano alla luce un’agorà di 2800 anni fa. I ritrovamenti potrebbero smentire l’abbandono della città dopo un conflitto armato avvenuto nell’Era del Bronzo.

Nella provincia nord-occidentale turca di Çanakkale, ovvero sulla collina di Hisarlık, è stata rinvenuta un'agorà risalente a oltre 2800 anni fa. Nel territorio che ospita l'antica città di Troia, il rinvenimento di quest'agorà potrebbe ridefinire una porzione del periodo più aureo della città, intorno al 1700 a.C.. Ma soprattutto potrebbe attirare delle riflessioni sulla distruzione della città.  Infatti, all'interno del sito Patrimonio dell'Umanità Unesco, la rilevazione si colloca in una zona centrale della città, ovvero il settore antistante la porta meridionale. Gli scavi che attualmente coinvolgono il Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia e l'Università Onsekiz Mart di Çanakkale, potrebbero aver riesumato la più antica piazza della città.

Questa zona appartiene alla fase architettonica di Troia VI. Le squadre di archeologi hanno dissepolto un percorso stradale lastricato, che dal centro della città bassa collegava direttamente alla porta sud di Troia, culminando in un'area circolare. In questo senso, a suggerire la presenza di un mercato in quell'area, ci sono anche i resti architettonici dell'agorà, ovvero della piazza principale della polis in cui veniva posizionata la zona mercantile. Tra frammenti di anfore e vasi, l'analisi delle ceramiche da parte della squadra di studio ha identificato i manufatti risalenti alla prima Età del Ferro, ovvero tra il 900 e il 400 a.C.

Il rinvenimento di questo mercato potrebbe, a questo punto, ribaltare la narrazione storica secondo cui, a seguito del catastrofico collasso che segnò la fine della Tarda Età del Bronzo nel Mediterraneo, la città fosse rimasta disabitata per secoli. Infatti, le prime ricostruzioni archeologiche deducevano, dalla presenza di evidenze geologiche come ampie crepe verticali lungo le mura e soprattutto lo slittamento delle fondamenta della città, che la città fosse stata colpita da un violento terremoto, lasciandola successivamente come un rudere spopolato per centinaia di anni. Con il rinvenimento dell'agorà alla porta sud della città, ma soprattutto con il ritrovamento dei manufatti, si potrebbe stabilire che una nuova popolazione insediò la città appena 80-90 anni dopo.

I nuovi abitanti avrebbero avuto anche l'astuzia di utilizzare alcuni frammenti delle mura troiane come fondamenta della città. Costruzioni sicuramente più semplici e povere di quelle originali dal punto di vista architettonico, ma che riuscirono a edificare attorno proprio all'agorà. Nel frattempo, come sottolineato dalla squadra archeologica, i nuovi coloni trasformarono il nome originario della città, nota come "Wilusa" negli archivi diplomatici dell'Impero Ittita rinvenuti nella capitale Hattusha, ribattezzandola "Ilios" o "Ilion".

Continuano dal 2014 i lavori del comitato di scavo diretto dal professor Rüstem Aslan e coordinato sul campo dalla vicedirettrice Reyhan Körpe attraverso micro-scavi mirati. Una ricerca per molti versi macchiata dalle modalità di scavo nel 19° secolo dell'imprenditore e archeologo tedesco Heinrich Schliemann. L'uomo avrebbe infatti scavato una trincea molto profonda per raggiungere lo strato più basso della collina di Hisarlık, che ha poi tagliato in due il sito archeoligco. Ma soprattutto avrebbe asportato strati superiori della collina, relativi alla Tarda Età del Bronzo, dov'è stata identificata negli anni la Troia descritta nelle opere di Omero.

La scoperta dell'agorà, che potrebbe far luce sul rinvenimento di nuove popolazioni a meno di un secolo dalla distruzione di Troia, costituirebbe un processo di adattamento, spinto anche da logiche economiche. Infatti, la collina di Hisarlık dominava lo stretto dei Dardanelli, un crocevia fondamentale per il controllo delle rotte marittime tra l'Egeo e il Mar Nero. E con la rilevazione di un nuovo mercato all'interno della città, non è difficile pensare come l'anima mercantile della città sia rimasta intatta negli anni.

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