Marracash al PalaSele di Eboli: il racconto dei 3 dischi che hanno completamente stravolto la sua carriera

"Nessuno diventa qualcuno, seguendo le orme di qualcun altro": questo passaggio nell'intro di Power Slap di Marracash potrebbe raccontare meglio di qualsiasi altra cosa ciò che è accaduto negli ultimi 6 anni al rapper di Barona. Un processo inaspettato che si è trasformato in una trilogia: Persona / Noi, loro e gli altri / È finita la pace, ma non solo. I risultati più evidenti li possiamo osservare nella prima tappa del suo Marra Palazzi25, un tour in cui mancano pochi biglietti per considerarsi tutto esaurito, ma soprattutto una walk of fame su cui passeggiare dopo anni di salti mortali. Il PalaSele di Eboli diventa il primo palazzetto in cui Marracash esibisce il suo nuovo spettacolo, ma soprattutto riesce a tirare le somme in merito a uno dei suoi periodi musicalmente aurei. Un concerto che va di pari passo al racconto autobiografico raccolto in Qualcosa in cui credere, prodotto insieme al giornalista Claudio Cabona.

E proprio nella diversificazione, nell'approccio intimista e nel contrasto tra persona e personaggio, si sviluppa il concerto, adornato dalle strumentazioni tecnologiche delle Mind Industries (Monitoraggio Interiore per la Neutralizzazione del Distacco) e accompagnato dalla band composta dal producer Marz, Emanuele Nazzaro al basso, Claudio Guarcello alle tastiere e Davide Savarese alla batteria. In una scenografia avanguardistica, in cui il viaggio prosegue tra le varie divisioni dell'anima dell'autore, non si fa fatica a capire il motivo per cui assistere al concerto di Marracash rappresenti un atto di decostruzione personale. Marracash, anche attraverso brani come Gli Sbandati Hanno Perso, Vittima, Io, Dubbi, L'anima, Nemesi e Qualcosa in cui credere, sta cercando di scrostare la patina da uno specchio, non solo il suo, per proporre un riflesso più chiaro di ciò che siamo.

Tra i momenti che potrebbero riassumere questo passaggio, c'è sicuramente Penthotal, in cui si uniscono all'unisono le urla del pubblico e di Marracash in uno dei segmenti finali in cui canta: "Io non so dire la verità senza mentire". Nei passaggi più movimentati del concerto, accompagnano Marracash sul palco un gruppo composto da 10 ballerini, che disegneranno le coreografie sul palco. Per ottenere la completa separazione tra persona e personaggio bisogna arrivare anche a Clash, seguita da Loro, in cui risalta un arrangiamento diverso di batteria. La solennità dell'attacco di Marracash raggiunge il suo apice con Poco di buono, per poi lasciare spazio al coro del pubblico, che quasi sommerge la voce campionata di Ivan Graziani sulle note di Firenze – Canzone triste, inserita in È finita la pace.

Di lì a poco, dopo l'iniziale sottosfera rap celebrata anche con Bastavano le briciole all'inizio del concerto, si arriverà all'ultimo set di brani. Con brani come Crudelia, Lei, Bravi a Cadere o Niente canzoni d'amore, Marracash ha trovato una sua dimensione popolare e lo testimonia anche la partecipazione ancora più vocale del pubblico. Non c'è immagine migliore per osservare l'evoluzione, anche autoriale, del rapper diventato sempre di più una figura unica e poco definibile nel panorama italiano. Il concerto si chiude sulle note di rivalsa di Happy End, prima di lasciarsi andare al pubblico con il freestyle per il Red Bull 64 Bars. C'è una piccola scintilla, quando parla di come questa trilogia abbia chiuso un momento della sua carriera: 3 dischi che hanno completamente stravolto il suo racconto e la sua carriera. Non saremmo sorpresi di assistere a una nuova evoluzione nel 2026.
Scaletta Marracash PalaSele Eboli
- Power Slap
- Gli sbandati hanno perso
- Vittima
- Salvador Dali
- Sport Rmx
- Goat
- Body Parts
- Bastavano le briciole
- 15 piani
- Factotum
- Laurea ad Honorem
- Pentothal
- Io
- Dubbi
- L’anima
- Nemesi
- Qualcosa in cui credere
- Clash
- Loro
- Poco di buono
- È finita la pace
- Crudelia
- Nessuna canzone d'amore
- Crazy Love
- Lei
- Bravi a cadere
- Nulla accade
- Infinity love
- Red Bull 64 Bars x Zero