Per convenzione, siccome la data di morte del poeta latino Ovidio è incerta tra il 17 e il 18 d.C., si era stabilito che le celebrazioni per il bimillenario dalla morte dell'autore delle "Metamorfosi" dovesse arrivare nel 2017. Due anni fa. Anno in cui si sarebbero dovute tenere tutte le manifestazioni necessarie atte a ricordare l'opera di Publio Nasone Ovidio da Sulmona. In Abruzzo si è parlato spesso di come l'anno ovidiano avrebbe dovuto impattare, da un punto di vista turistico, su un territorio quasi sempre lontano dai grandi flussi economici e sociali, peraltro martoriato da terremoti e da un sostanziale isolamento.

Purtroppo, però, in Italia si sa come vanno le cose, e così il 2017 è passato da un pezzo. Soltanto lo scorso 18 aprile, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato il comitato che dovrà decidere come celebrare il grande poeta, e non potrà farlo prima dell'estate. Quindi per il 2020 è possibile che a duemila e tre anni dalla morte, dopo aver scontato l'esilio in cui lo spedì l'imperatore Augusto (peraltro solo di recente revocato dalla città di Roma) Ovidio riceverà i degni onori che merita. Persino la mostra alle Scuderie del Quirinale ha chiuso i battenti da un pezzo.

La data di morte di Ovidio nell'antica Tomis – che oggi ha il nome di Costanza in Romania – è, come dicevamo, tra il 17 e il 18 d.C. Secondo quanto c’è scritto nel regolamento approvato dal consiglio dei ministri presieduto da Giuseppe Conte:

le celebrazioni ovidiane riguardano la promozione, valorizzazione e diffusione, in Italia e all’estero, della conoscenza della vita e dell’opera di Ovidio, nonché la redazione di un programma delle attività, il monitoraggio della relativa attuazione e l’individuazione dei soggetti attuatori di ogni specifica attività.

Come dire, meglio tardi che mai.