Teatro antico di Taormina.
in foto: Teatro antico di Taormina.

La casa Editrice Archeolibri, specializzata in bookshop di qualità, nel suo ultimo progetto ha ricostruito le meraviglie della Sicilia antica grazie al lavoro artistico di un team di disegnatori esperti in Beni Culturali. Il filo editoriale si basa sull'avvincente gioco di ‘com'era- com'è", un classico nella didattica archeologica che riesce a suscitare la curiosità nel pubblico di ogni età. I siti archeologici si rianimano fra forme e colori così da stimolare l'immaginazione nel ricordare come in luoghi del Teatro Antico di Taormina si aggirassero persino gladiatori e bestie feroci.

Il progetto dalla forte impronta didascalica potrebbe rientrare in tutte le scuole siciliane, grazie al progetto di Archeolibri, prendono vita la Valle dei Templi, Selinunte, Segesta attraverso l'elaborazione di immagini da parte di un team di disegnatori esperti di beni culturali, emblematica quella che ricostruisce la grande moschea alla Cattedrale di Palermo: un edificio capace di accogliere 7 mila persone, conosciuto in tutto il mondo.

La ricostruzione del Teatro Antico di Taormina dopo le trasformazioni dell’età romana, quando gladiatori sfidavano belve feroci esibendosi dinanzi alla folla invasata. Del teatro oggi restano riconoscibili corridoi sotterranei adibiti alla preparazione di lottatori e bestie. Archeolibri ricostruisce anche il fondo scena sull’Etna, col suo tipico doppio colonnato adorno di statue con i locali laterali, spazi dedicati agli attori, di cui oggi resta ben poco.

Il celebre Orecchio di Dionisio, la tenebrosa e affascinante cava che suggestionò Caravaggio è ricostruita in modo marcato, insieme alla vista della Valle di Agrigento dei templi siti sulle montuosità e la città a ridosso. Nella miniera di meraviglie archeologiche ricostruite non mancano i templi di Segesta e Selinunte, gli interni della Villa del Casale di Piazza Armerina.

Teatro greco di Siracusa.
in foto: Teatro greco di Siracusa.

Il Teatro greco di Siracusa, il più imponente della Sicilia, anch’esso adibito alle sanguinose tenzoni nell’età romana, e depredato nel Cinquecento dagli spagnoli di Carlo V: l’edificio formato da tre padiglioni che chiudeva la scena venne demolito e i suoi materiali utilizzati nelle fortificazioni intorno a Ortigia. Le pietre superstiti ancora oggi visibili lasciano solo intuire l’imponente costruzione dotata di terrazze dalle quali potevano essere attivate macchine sceniche capaci di far volare gli attori.