Adorazione dei Pastori (1529-1530), Correggio, Gemäldegalerie di Dresda
in foto: Adorazione dei Pastori (1529–1530), Correggio, Gemäldegalerie di Dresda

La descrizione della Natività è contenuta nei Vangeli di Matteo e di Luca: in entrambi la deposizione del Bambino nella mangiatoia rappresenta la discesa della divinità fra gli umili, e la presenza dei pastori, in particolare, acquisisce una forte valenza religiosa in quanto prefigura la missione di Gesù come "pastore degli uomini". L'episodio evangelico della nascita di Gesù è dunque ricco di richiami teologici e di simboli, che nel corso dei secoli hanno acquisito significati profondi e diversi a seconda dell'interpretazione che i vari artisti ne hanno dato: la scena è stata oggetto di numerose rappresentazioni soprattutto in epoca rinascimentale, caricandosi a volte di significati ancor più profondi e nascosti. Il Natale si avvicina: ecco dunque cinque fra le scene della Natività più intense e rappresentative della storia dell'arte.

1. La "Natività Mistica" di Sandro Botticelli

Natività Mistica (1501), particolare; Sandro Botticelli, National Gallery di Londra
in foto: Natività Mistica (1501), particolare; Sandro Botticelli, National Gallery di Londra

Conservata oggi nella National Gallery di Londra, questa bellissima tela risale al 1501 ed è una delle poche opere firmate e datate dall'autore. Probabilmente in origine l'opera era destinata alla devozione privata di qualche nobile famiglia fiorentina, e il titolo di "Natività" non è originale, ma è stato attribuito dalla critica moderna per descrivere l'eccezionale simbolismo dell'opera. Il soggetto della tela è quello tradizionale, con la Sacra Famiglia al centro della rappresentazione: la grotta e l'adorazione del Bambino da parte di Maria con Giuseppe, i pastori e i Magi. Il resto della composizione è costruita in maniera eccezionalmente ritmica e armoniosa, ma sfugge all'iconografia classica: inusuale è infatti la scena dell'abbraccio tra gli angeli e gli uomini rappresentato nella parte bassa della tela, che rappresenterebbe l'avvenuta riconciliazione fra umano e divino.

2. Altare Paumgartner, Albrecht Dürer

Altare Paumgartner (1496-1504), Albrecht Dürer, Alte Pinakothek di Monaco di Baviera
in foto: Altare Paumgartner (1496–1504), Albrecht Dürer, Alte Pinakothek di Monaco di Baviera

Questa particolare Natività fa parte di un trittico custodito oggi nell'Alte Pinakothek di Monaco, commissionato dalla famiglia Paumgartner all'artista per decorare l'altare della chiesa domenicana di Santa Caterina, a Normberga. Il pannello centrale rappresenta l'Adorazione del Bambino ambientata in un paesaggio che sembra richiamare una stretta strada cittadina: il Bambin Gesù è adagiato su un lembo della veste di Maria ed è accerchiato da angioletti. Lo vegliano la madre e san Giuseppe, mentre nel fondo è raffigurato l'annuncio dell'angelo ai pastori. In basso a sinistra Dürer inserisce tre componenti della famiglia sveva dei Paumgartner che aveva commissionato l'opera: Martin, con i propri figli Stephan e Lucas, oltre ad una donna identificata come Barbara, moglie di Martin, con le figlie Barbara e Maria.

3. "La Notte", Correggio

La Notte (1529-1530), Correggio, Gemäldegalerie di Dresda
in foto: La Notte (1529–1530), Correggio, Gemäldegalerie di Dresda

Uno dei capolavori indiscussi di Antonio Allegri da Correggio, fra gli esempi più affascinanti del cosiddetto "genere notturno": il dipinto è infatti conosciuto emblematicamente come "la Notte", in quanto stilisticamente affine ad un altro dipinto, la Madonna di San Girolamo, detta "il Giorno" per la sua luminosità. Databile intorno agli anni Trenta del Cinquecento e conservata oggi nella Gemäldegalerie di Dresda, l'opera divenne famosa da subito per la sua intensa rappresentatività. L'ambientazione notturna è resa estremamente suggestiva dagli effetti della luce, che irradia dal Bambino al centro della composizione. Definito dai critici uno dei dipinti "più anticlassici" dell'epoca, il Vasari scriveva a proposito: "èvvi un coro di Angeli sopra la capanna che cantano, che son tanto ben fatti che par che siano più tosto piovuti dal cielo che fatti dalla mano d'un pittore".

4. L'Adorazione dei pastori, El Greco

L'Adorazione dei Pastori (1612-1614), particolare; El Greco, Museo del Prado di Madrid
in foto: L’Adorazione dei Pastori (1612–1614), particolare; El Greco, Museo del Prado di Madrid

Conservato oggi nel Museo del Prado di Madrid, l'opera venne dipinta dall'artista per la propria tomba nella cripta della chiesa di Santo Domingo el Antiguo di Toledo. Una composizione particolare: le figure sembrano avvolgersi in una spirale con una sorta di movimento ascendente, presentando la distorsione dei corpi tipica dell'ultimo periodo della produzione pittorica di El Greco. L'artista è infatti famoso per le sue figure umane sinuosamente allungate e per i colori originali e fantasiosi di cui spesso si serviva, frutto dell'incontro tra l'arte bizantina e la pittura occidentale che egli aveva avuto modo di sperimentare durante il soggiorno a Venezia. I colori brillanti, le forme strane e per certi versi inquietanti esemplificano magnificamente lo stile drammatico ed espressionistico di El Greco, che per queste particolarità era guardato con perplessità dai suoi contemporanei, ma che per gli stessi motivi è stato molto apprezzato e rivalutato nel corso del XX secolo.

5. L'Adorazione dei Pastori, Caravaggio

L'Adorazione dei Pastori (1609), particolare; Caravaggio, Museo Regionale di Messina
in foto: L’Adorazione dei Pastori (1609), particolare; Caravaggio, Museo Regionale di Messina

Custodito nel Museo Regionale di Messina, il quadro venne realizzato nel 1609, l'anno in cui Caravaggio si trova in Sicilia dopo la fuga dalle prigioni di Malta. Con quest'opera il pittore inaugura il cosiddetto genere della "Natività Povera", che avrà grandissima fortuna nella pittura del Sei-Settecento: la scena è infatti ambientata all'interno di una umile stalla, con Maria che, sfinita dal viaggio e dal successivo parto, giace sdraiata per terra e regge in grembo il bambinello che dorme. La critica successiva ha rintracciato nella scena il tema iconografico bizantino della "Madonna dell'umiltà", diffuso agli inizi del XIV secolo, del quale numerosi esempi si ritrovano anche in pittori come Donatello, Masaccio e Filippo Lippi.