La stagione 2019–2020 del Teatro alla Scala di Milano inaugurerà sabato 7 dicembre con la Tosca di Giacomo Puccini.
in foto: La stagione 2019–2020 del Teatro alla Scala di Milano inaugurerà sabato 7 dicembre con la Tosca di Giacomo Puccini.

Sabato 7 dicembre il Teatro alla Scala di Milano inaugurerà la stagione 2019-2020.C’è grande attesa, sia per la svolta "green" annunciata quest'anno dal palcoscenico scaligero, ma soprattutto per l’opera scelta per aprire questo nuovo anno: si tratta della Tosca di Giacomo Puccini, che nella sua lunga storia non aveva mai aperto il programma dell’illustre teatro. Il melodramma sarà diretto da Riccardo Chailly, con la regia di Davide Livermore, e sarà trasmessa in diretta televisiva da RAI 1 e RAI Play non solo in Italia, ma anche in Francia, Germania, Ungheria e Portogallo. Dal palcoscenico milanese rivive così una delle opere più longeve, suggestive e particolari di Puccini: un’opera, in effetti, con una storia molto particolare. Ecco quale.

La Tosca di Puccini: l’origine e la storia dell’opera

Sara Bernhardt nei panni della Tosca, nella versione teatrale del dramma scritto da Victorien Sardou e rappresentato per la prima volta nel 1887.
in foto: Sara Bernhardt nei panni della Tosca, nella versione teatrale del dramma scritto da Victorien Sardou e rappresentato per la prima volta nel 1887.

Ad oggi, la Tosca è una delle sei opere più rappresentate al mondo, con 534 allestimenti in tutto il mondo solo nel 2019. Un successo impressionante se si pensa che sono trascorsi quasi centoventi anni dal primo debutto assoluto dell’opera, avvenuto il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma: la sua longevità è probabilmente dettata dal tenore della storia raccontata, e dai temi affrontati, sempre attuali e suggestivi. Temi che Puccini prese, e rielaborò, da un altro grande del teatro: la Tosca è infatti direttamente ispirata ad un dramma del francese Victorien Sardou, che il compositore lucchese ebbe occasione di vedere nella memorabile interpretazione della bellissima Sarah Bernhardt.

Fu proprio la performance dell’attrice, si racconta, a determinare il successo strabiliante di un’opera che, a ben vedere, si presentava come troppo oscura e violenta per l’epoca: ma Puccini ne rimase talmente estasiato da invitare l’editore Giulio Ricordi ad intercedere affinché Sardou concedesse i diritti per musicare la storia d’amore tragica fra Floria Tosca e Mario Cavaradossi. Diritti che vennero immediatamente concessi, ma non a Puccini: doveva essere Alberto Franchetti a realizzarla inizialmente. Tuttavia, il 17 marzo 1900 quello che diventerà uno dei capolavori assoluti del maestro lucchese, arriverà alla Scala di Milano dove fra qualche giorno, a distanza di un secolo, continua a suggestionare ed interessare il pubblico.

Da Callas alla Magnani: tutte le donne della Tosca

Il soprano Maria Callas insieme al tenore Renato Cioni nella Tosca, Covent Garden di London, 18 gennaio 1964.
in foto: Il soprano Maria Callas insieme al tenore Renato Cioni nella Tosca, Covent Garden di London, 18 gennaio 1964.

Suggestioni che derivano, certamente, dalla forte carica emotiva racchiusa nella storia narrata in tre atti e ambientata nella Roma ottocentesca, nel corso della seconda campagna d’Italia napoleonica. Una storia alla fine della quale, dopo i vani tentativi della donna di salvare l’uomo amato, sarà la morte a trionfare sulla vita e l’amore. Si tratta sicuramente di una delle opere più buie di Puccini, ma che negli anni rappresenterà una delle riflessioni più attuali e disincantate sul destino umano, a tratti sadica e sentimentale, ma senz’altro una di quelle più celebri anche per il grande pubblico.

Celebrità che deriva dalla bellezza e dalla complessità di un personaggio, quello di Tosca, che nei secoli è stata portata sul palcoscenico da alcune delle artiste più importanti e di talento della storia del teatro: la prima a vestirne i panni, nel 1900, fu il soprano rumeno Hariclea Darclée, seguita negli anni da talenti del calibro di Raina Kabaivanska, Renata Tebaldi, Magda Oliviero, e la divina Maria Callas. E non solo a teatro: l’opera di Puccini ha avuto anche numerosi adattamenti cinematografici fin dagli albori della settima arte, con Francesca Bertini quale prima attrice in assoluto a portarla sul grande schermo. La seconda fu Imperio Argentina, protagonista della prima versione sonora del dramma, e seguita da Anna Magnani nel 1946 per l’adattamento di Carmine Gallone, Franca Duval negli anni Cinquanta, e da una Monica Vitti che ne portò sullo schermo una versione ironico-grottesca insieme a Gigi Proietti nel ’73.