Si trova a Teheran, la capitale dell'Iran, una delle collezioni d'arte più ricche e importanti del mondo, e che arriva a valere fino a 5 miliardi di dollari. Relegata agli angoli più remoti del Museo di Arte Contemporanea (il deposito), l'incredibile patrimonio non è visibile dal 1979 quando, per motivi politico-culturali, si decise di nasconderlo al pubblico.

Un’opera della collezione: Jackson Pollock, Mural on Indian red ground
in foto: Un’opera della collezione: Jackson Pollock, Mural on Indian red ground

La collezione è nata per volontà di Farah Diba, la vedova dell'ultimo Shah di Persia Mohammad Reza Pahlavi nonché governatore dell'Iran dal 1949 fino al 1979. La donna cominciò la raccolta tra gli anni '60 e '70, periodo in cui nel regno cominciava a farsi largo l'idea di una dottrina liberale e aperta alle influenze e correnti artistiche Occidentali, che poteva mettere la Persia al pari di altre potenze mondiali, o almeno darne la parvenza. Tuttavia, nel 1979, qualcosa cambiò. La Rivoluzione Islamica arrivò a scombussolare questo "equilibrio". Il regime repressivo dello Shah venne abolito, e dalla monarchia si passò alla Repubblica Islamica. La cultura sciita che ora era al governo, si ispirava alle leggi del Corano. Fu così che il valore simbolico della collezione scemò. Ma non solo. Le opere d'arte erano il frutto di un governo che aveva sperperato risorse, e che si sottometteva, artisticamente, all'Occidente. Nonostante ciò, fortunatamente la collezione non fu distrutta ma semplicemente nascosta, come ad insabbiare tutto ciò che precedentemente era stato dell'Iran. Dal '79 ad oggi nulla è cambiato. L'immenso patrimonio artistico non è mai completamente fruibile, e solo raramente qualche opera è stata donata in prestito per mostre temporanee ad altre nazioni che, essendo a conoscenza dell'incredibile ricchezza che si cela nei depositi del Museo iraniano, fanno spesso a gara per aggiudicarsi le tele. Francis Bacon, ad esempio, fu prestato alla Tate Modern di Londra, mentre Picasso arrivò a Roma per la mostra "Metafisica" alle Scuderie del Quirinale nel 2004.

Una foto–ritratto di Farah Diba nel 1977 a Tehran
in foto: Una foto–ritratto di Farah Diba nel 1977 a Tehran

Ma le cose stanno cambiando, e per due motivi. Innanzitutto, L'Iran è ora governato da un moderato, Hassan Rohani, la cui politica è di apertura nei confronti dell'Occidente. Inoltre, il paese si trova in un momento difficile, in cui l'economia nazionale è appesantita da sanzioni internazionali che non lasciano respiro. Essere consapevoli di avere una collezione che potrebbe essere fonte di incredibile ricchezza e non utilizzarla, sarebbe da schiocchi. Certo, non vi è ancora un progetto culturale vero e proprio, ma comincia a farsi largo l'idea di utilizzare la collezione e renderla visibile al pubblico. E in questo caso, dimostrare di essere in grado di dialogare con l'Occidente non sarebbe una cattiva idea.

Un’opera della collezione: Francis Bacon, Two figures lying on a bed with attendants
in foto: Un’opera della collezione: Francis Bacon, Two figures lying on a bed with attendants

I cambiamenti per il mondo dell'arte sarebbero eccezionali, se davvero la vicenda proseguisse su questa linea. Le opere d'arte "nascoste" sono del calibro di artisti come Pablo Picasso, Francis Bacon, Andy Warhol, Jackson Pollock, Edgar Degas, Vincent Van Gogh, René Magritte, e tanti altri, e si aggirano intorno ad una cifra di 5 miliardi di dollari. E' senza ombra di dubbio una delle collezioni più ricche di arte Occidentale in Oriente, e poterne usufruire di nuovo significherebbe poter creare nuove mostre e percorsi tematici forse prima impensabili, che andrebbero ad arricchire il già incredibile patrimonio della storia dell'arte.

Il Museo dell’Arte Contemporanea di Teheran
in foto: Il Museo dell’Arte Contemporanea di Teheran