Nato a Napoli, da padre italiano e madre olandese. Si ferma qui l'identikit di Jorit "Agoch", e a pensarci bene, poco importa. Come tanti altri, Jorith preferisce che a parlare di lui sia la propria arte. Copre sempre il viso in ogni fotografia: non si conosce nemmeno il volto di quello che è diventato uno dei più promettenti graffiti artist della scena italiana ed estera. Una strana ironia, dato che è proprio il volto umano ad essere al centro di ogni opera di Agoch, tanto da diventare un elemento caratterizzante, quasi un totem da venerare: nelle sue mille espressioni, a prescindere dalle identità culturali, ognuno di noi secondo Jorit conserva la propria comune appartenenza ad un unica tribù, quella umana. "Human Tribe" nasce da quest'idea, è un'idea che percorre ogni sua opera: maturata nel corso di numerosi incontri con la cultura africana e portata avanti nelle strade, nei quartieri popolari, in modo sempre uguale ma ogni volta diverso. I personaggi rappresentati a volte sono già famosi, ma Jorit li guarda con occhio diverso. Nella periferia di Napoli sono già apparsi J-Ax, Clementino, Rocco Hunt ma anche un inaspettato Achille Bonito Oliva. E non soltanto volti famosi, ma anche gente comune, sconosciuta, anonima: senza identità, proprio come Jorith. Come la bellissima bambina apparsa a Ponticelli, nella periferia est di Napoli. Perché Jorit con la periferia ha un rapporto particolare: "Napoli è una rara combinazione di arte e folklore, magnifica e terribile, ed è la mia città in assoluto. Anzi credo che sia la periferia, in particolare la zona nord, la mia città: dove il degrado ti fa crescere e capire, regalandoti a volte anche alcune libertà fantastiche, come quella dei graffiti ad esempio, che non trovi altrove". Un'arte che dalla periferia arriva al centro di Napoli: l'ultimo lavoro di Jorit Agoch, realizzato proprio in questi giorni, si trova infatti nel cuore più intricato della città, nel quartiere di Forcella. Un San Gennaro dal volto umano, uno del popolo. Semplicemente, un uomo.

Il volto di San Gennaro, alto ben 15 metri, sta nascendo su un palazzo nel cuore di Napoli: un volto umano con lo sguardo rivolto in alto, che copre la facciata di una palazzina condominiale. Jorit viaggia molto, perché appena riesce a mettere da parte qualcosa, compra un biglietto aereo per un nuovo angolo di mondo. Ma torna sempre, nella sua Napoli, e ogni volta con un regalo diverso. Il primo, quello realizzato nei mesi scorsi a Ponticelli in collaborazione con Inward, l'Osservatorio sulla Creatività Urbana che da anni lavora a Napoli e all'estero per portare nelle strade l'arte e la creatività di artisti internazionali. Il secondo regalo è quello che Jorith sta realizzando proprio in questi giorni nel quartiere di Forcella. Ancora una volta in collaborazione con Inward. Il murale verrà presentato ufficialmente il 19 settembre, in occasione della festa del santo patrono di Napoli. Ma San Gennaro per Jorith ha un volto qualunque, un volto del popolo. Un popolo per Jorit può avere mille volti, mille significati diversi, riuniti però entro quell'unica grande tribù che è quella "human".

(foto di Valeria Iodice)
in foto: (foto di Valeria Iodice)

Una laurea all'Accademia di Belle Arti, poi tanti, tanti viaggi, e quella che è "soltanto" una passione viscerale diviene un modo per comunicare il proprio mondo. Un mondo che inizia a Quarto, e che per strada si fa più grande ma meno incomprensibile, se per raccontarlo si trovano i propri modi e i propri linguaggi. Jorith Agoch il proprio modo l'ha scoperto quasi per caso, da ragazzino, scendendo ad "inguacchiare", come si dice a Napoli, i muri della periferia della città. Ma il mondo non è ancora grande abbastanza per essere raccontato, ed è così che nel 2005 Jorit parte per il suo primo viaggio in Africa, il primo di una lunga serie. In Tanzania soprattutto, tornerà più volte: qui studia e collabora con la scuola internazionale d'arte Tinga Tinga di Dar es Salaam. Il frutto di questi viaggi e dell'amore maturato nel tempo per l'Africa e la sua cultura si concretizza immediatamente anche nella ricerca artistica: tornato a Napoli, nel giugno del 2010 Jorit espone venticinque dipinti ispirati al continente africano, con l'obiettivo di raccogliere fondi per la costruzione di un reparto di maternità nell'ospedale di un piccolo villaggio nei pressi di Dar es Salaam. L'obiettivo è presto raggiunto: con il ricavato dalla vendita di tutti i suoi dipinti il reparto maternità viene costruito come sperato.

"Human Tribe" a Pande, Tanzania (www.jorit.it)
in foto: "Human Tribe" a Pande, Tanzania (www.jorit.it)

Ho maturato un'intensa esperienza di volontariato creativo in giro per il mondo, vivendo presso culture e civiltà altre da paradigmi e parametri occidentali. Ciò ha fatto sì che si formasse in me, a poco a poco, la certezza che ogni diversità sia da superare, nel verso della nostra universale appartenenza alla grande tribù umana. Da allora, e soprattutto dai viaggi in Africa, qualsiasi sia la provenienza del soggetto dipinto sui muri delle città del pianeta, ogni mio volto riporta il segno di un rito pittorico, che rifonde l'individuo celebrato nel principio assoluto dell'uguaglianza.

Graffiti dunque, che non sono più "inguacchi" su un muro, ma iniziano finalmente a diventare qualcosa di più. Nel caso di Jorith, un modo per comunicare ed uscire fuori da un mondo che a volte rischia di chiudersi in se stesso. Lo sguardo di Jorit arriva fin negli States: nel 2013 è infatti a New York, la città che ha visto nascere quella cultura di cui oramai è irrimediabilmente impregnato, e qui realizza due grandi Graffiti. Anche le persone raffigurate a Brooklyn hanno un valore simbolico importante per Jorit Agoch, in quanto sono di origine afroamericana, e fanno parte idealmente di una realtà di disagio e discriminazione simile a quella vista in altri paesi.

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in foto: (www.jorit.it)

Human Tribe

L'arte per Jorit è sperimentazione, non soltanto di tecniche e materiali, che rimangono sempre fedelmente lo spray e la tela, ma soprattutto concettuale: è il volto umano in tutte le sue imperfezioni e peculiarità ad interessare Jorit. Un volto umano che Agoch inizia a marchiare con due strisce rosse sulle guance: simbolo che rimanda ai rituali magici africani, come quello della scarnificazione. Nella cultura africana, la scarnificazione è un rito iniziatico, legato al passaggio dall'infanzia all'età adulta e all'ingresso dell'individuo nella tribù. I suoi volti hanno tutti questo simbolo comune, che per Jorit diventa il segno di riconoscimento della comune appartenenza di ogni individuo ad un'unica tribù, quella umana. Nasce così "Human Tribe": far parte di una tribù per Jorit vuol dire riconoscere ad ogni essere umano, da qualunque posto provenga, la dignità e la comune appartenenza alla comunità umana.

"Human Tribe", Trinidad de Cuba (www.jorit.it)
in foto: "Human Tribe", Trinidad de Cuba (www.jorit.it)

Come Jorith stesso dichiara costantemente, quasi fosse il manifesto della propria creatività, la sua ricerca artistica si basa su un presupposto fondamentale: "l'espressione pittorica è un mezzo usato dall'uomo per comprendere la realtà che lo circonda, rappresentandola quanto più realisticamente possibile tanto più la si può interiorizzare e capire. Il processo artistico del dipingere, oltre a modificare la realtà creando una rappresentazione fittizia della stessa. trasforma l'artista, che la riscopre con occhi attenti e meravigliati da ogni su più piccola particolarità. Quanto più si va a fondo nei particolari e nello studio dell'aspetto visivo del mondo, tanto più il modo di osservare il mondo cambia".

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in foto: (www.jorit.it)

I suoi personaggi preferiti sono quelli del mondo hip hop, che da giovanissimo può solo immaginare mentre "imbratta" i muri di Quarto con il suo gruppo, ma che ora lo ha accolto come uno dei più promettenti artisti della scena italiana ed estera. Un modo tutto particolare per indagare la Human Tribe: J-Ax, Fedez e Valerio Jovine sono solo alcuni dei personaggi che Jorit ha scelto di far entrare nella sua personalissima idea di arte, che comprende anche volti comuni, persone semplici, che per questa loro semplicità diventano molto spesso un simbolo.

Federico (Fedez) in "Human Tribe" (www.jorit.it)
in foto: Federico (Fedez) in "Human Tribe" (www.jorit.it)

Un simbolo di umanità, come è accaduto ad Ael: è stato ribattezzato così il bellissimo murale realizzato da Jorit su una palazzina di via Argine, a Ponticelli. In collaborazione con Inward, Jorit ha regalato un po' del suo colore ad un quartiere che vi ha subito riconosciuto qualcosa di più: molti infatti nella splendida bambina hanno riconosciuto il volto della comunità rom. L'immagine, alta più di venti metri, sovrasta una zona dove sette anni fa venne dato alle fiamme un campo rom: per alcuni Ael è divenuta dunque il simbolo della lotta quotidiana per l'inclusione sociale, e porta, significativamente, il titolo di una famosa canzone di Enzo Avitabile, "Tutt'eguale song ‘e criature".

"Tutt'eguale song 'e criature", Ponticelli (www.jorit.it)
in foto: "Tutt’eguale song ’e criature", Ponticelli (www.jorit.it)

Jorit Agoch ha spesso ribadito che nel disegnarla non ha dato un'identità precisa al volto. Ognuno può vederci quello che vuole: c'è stato chi addirittura ha affermato di vederci la propria figlia. Un'unica cosa è probabilmente riconoscibile in ogni volto disegnato da Jorith: l'umanità, in tutte le sfumature che essa può assumere, che sia un famoso critico d'arte o un amico, un personaggio famoso o un'estraneo incontrato per caso, per le strade della città.