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11 Marzo 2014
09:53

Enzo Moscato secondo Saponaro: viaggio all’interno di “Occhi gettati” (VIDEO)

Il regista Francesco Saponaro ci apre le porte della residenza che sta svolgendo all’interno dell’Ex Asilo Filangieri sui testi di Enzo Moscato, che in occasione di un incontro dal titolo “Ritratto dell’artista da giovane” ci ha concesso una lunga intervista in cui ci racconta la sua lunga carriera di poeta, drammaturgo, attore e regista.
A cura di Andrea Esposito
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È da alcuni mesi che nella cappella dell’Ex Asilo Filangieri di Napoli il regista Francesco Saponaro sta svolgendo una residenza che coinvolge attori, assistenti alla regia, alla drammaturgia e alle scene scelti tra circa 100 aspiranti. Fulcro di questo percorso è l’universo alchemico-narrativo di Enzo Moscato, drammaturgo classe 1948, che a partire dai primi anni Ottanta ha inaugurato insieme a Annibale Ruccello quella che viene comunemente definita “nuova drammaturgia napoletana”.

La residenza messa su da Saponaro si concentra e prende il nome da una raccolta di racconti di Moscato intitolata “Occhi gettati” (Ubulibri, La collanina – 2003), e nasce "da un percorso di ricerca sul barocco napoletano e sulle derive teatrali e linguistiche contemporanee" iniziato con un seminario sul teatro di Enzo Moscato e sui testi tratti da “Occhi gettati” e altri racconti che ha coinvolto il III anno del corso attori della Civica Scuola Paolo Grassi di Milano, andato in scena al Piccolo Teatro Studio nel giugno 2010 e proseguito, lo scorso febbraio, alla Scuola Superiore di Arte Drammatica di Siviglia (Spagna), dove si è svolta la prima tappa internazionale di questo progetto.

Siamo andati a curiosare in punta di piedi ma muniti di telecamere per raccontarvi dall’interno questo progetto che nell’arco dei prossimi mesi avrà anche un esito scenico, nonostante siano ancora da definire spazi e date. Saponaro, non senza un’insolita generosità, ci ha concesso di riprendere parte del lavoro che sta svolgendo con gli attori e in seguito ci ha raccontato la sua personale visione del teatro e dei testi di Moscato:

Moscato, in definitiva, è uno che apre fratture, faglie, è una sorta di anatomopatologo, il che mi fa pensare al lavoro di Cechov, anche se apparentemente molto distante da Moscato, che era un medico e che nella sua drammaturgia vivisezionava i sentimenti umani. In generale il teatro di Moscato è il luogo dell’incontro-scontro tra identità antropologiche fuse insieme, un gioco colto e popolare di tradimenti e invenzioni, dove una Napoli insolita, ventrale e antisolare, è la sintesi di un agglomerato complesso che abbraccia l’intero mediterraneo”.

L’occasione della nostra visita, oltre all’apertura in esclusiva per Fanpage.it delle porte della residenza, è stata la presenza dello stesso Moscato negli spazi dell’Asilo per un incontro pubblico dal titolo “Ritratto dell’artista da giovane”. L’autore prima di salire sul palco per concedersi al folto pubblico che affollava la sala ha ripercorso per noi le tappe fondamentali della sua carriera teatrale, iniziata a Napoli nell’immediato post terremoto, soffermandosi su alcuni punti chiave della sua poetica: uno tra tutti l’ibridazione, la mescolanza, l’amalgama, di generi, registri e stili che fa dei suoi testi una delle testimonianze più alte di barocco letterario contemporaneo.

Bisognerebbe arrivare insomma a una ‘contaminactio maxima’ tra i registri, i toni, le grammatiche, le stilistiche. Intrecciare sublime e fecale senza più sensi di colpa o nevrotiche pruderies. Una strampalata ma sincera circolarità dei saperi dove il proverbio plebeo ha la stessa dignità conoscitiva di una formula algebrica booliana, senza scarti qualitativi o misurazioni eticheggianti”.

Il che unito agli aspetti metatestuali, alle vibranti allegorie, ai personaggi stralunati e umanissimi, ci restituisce la febbrile e ansiogena letteratura di Moscato: un percorso di attraversamento multidirezionale di quella babele storica e antropologica che è la città di Napoli. Con in più una traccia, una testimonianza, che ci invita a ritrovare un orizzonte comune, all’interno di una cornice di bellezza e armonia:

Poetico, nel senso vero, vuol dire politico. Non politico nel senso di comiziante o di propagandante, ma nel senso di un pubblico dovere. Di una morale rivolta al collettivo, a tutti, e che deve passare anche per il superamento del Reale (almeno nel suo tentativo), attraverso l'indicazione costante della Bellezza, la Bellezza di un rinnovato vivere civico”.

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