30 Settembre 2021
11:17

Da Watchmen a Invincible, 5 fumetti che hanno cambiato la nostra concezione di “Supereroe”

Per la cultura americana, le storie dei supereroi rappresentano qualcosa di più profondo rispetto al puro semplice intrattenimento: sono una sorta di “mitologia collettiva, l’epica popolare di una nazione giovanissima. Da Watchmen a Invincible, ecco 5 storie a fumetti che hanno cambiato la nostra concezione di “supereroe”.

Per la cultura americana, le storie dei supereroi rappresentano qualcosa di più profondo rispetto al puro semplice intrattenimento: sono una sorta di "mitologia collettiva", l'epica popolare di un paese giovanissimo e sostanzialmente privo di miti (lo racconta molto bene Neil Gaiman in American Gods, di cui consigliamo la lettura). Per questo motivo, nel corso degli anni, i supereroi sono stati oggetto di continue rielaborazioni, ciascuna animata dall'ambizione di fotografare lo spirito dei tempi di una determinata epoca (il Capitan America che prende a calci i nazisti nel 1941 è ben diverso da quello messo in mostra nei film del Marvel Cinematic Universe, soltanto per fare un esempio): ecco 5 fumetti che hanno cambiato la nostra concezione di "supereroe".

Il ritorno del Cavaliere Oscuro, di Frank Miller e Klaus Janson

Frank Miller è uno degli sceneggiatori che ha maggiormente contribuito alla "decostruzione" della figura del supereroe, spogliandola di quella patina di candore e buone intenzioni tipica della Silver Age. I brodi primordiali di questo processo possono essere rintracciati già durante la sua gestione di Daredevil, ma è stato l'incontro con Batman a trasformare Miller in una fonte d'ispirazione per intere generazioni di fumettisti: sfogliando Batman. Anno Unoè possibile venire in contatto con un Bruce Wayne completamente diverso, che incassa coltellate nelle cosce da prostitute minorenni e non disdegna la giustizia privata. Tuttavia, il punto più alto Miller lo ha raggiunto nel 1986, con la pubblicazione de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, una miniserie di 4 numeri che ha segnato in maniera indelebile la caratterizzazione del personaggio, enfatizzando il suo lato oscuro e gotico, aumentandone esponenzialmente la brutalità e condendo il tutto con un nichilismo esasperato fino all'estremo. Un giustiziere animato da una sete di vendetta invincibile, a tratti anche un po' fascistoide, immerso in una Gotham City decadente, insanabile, funestata dalla criminalità e dalla paranoia della Guerra Fredda.

Doom Patrol, di Grant Morrison

A partire dalla metà degli anni Ottanta, nell'ambito di quella rivoluzione nota come British Invasion, diversi autori britannici iniziarono a occuparsi della gestione di alcuni personaggi "secondari" della DC Comics. Tra questi c'era anche lo scozzese Grant Morrison, cui venne affidato il difficile compito di rivitalizzare la Doom Patrol, un gruppo di  meta-umani creato da Bob Haney e Arnold Drake nel 1963 e per alcuni versi simile a una creazione della concorrenza, gli X-Men di Stan Lee e Jack Kirby. Morrison calerà il gruppo di super emarginati (Robotman, Uomo Negativo, Elasti-Girl e Crazy Jane, guidati dallo scienziato Niles Caulder) in un contesto folle, psichedelico e in bilico tra la realtà e la finzione, scandito da villain disfunzionali e schizofrenici come Red Jack, un essere quasi-onnipotente che pensa di essere Jack lo Squartatore, vive in una casa senza finestre, ama torturare le farfalle e non può materializzarsi nel nostro mondo; "La Confraternita del Dada", un gruppo anarchico che combatte per l'assurdo e l'irrazionale e e gli "Uomini Forbice della città immaginaria di Orqwith, che hanno grandi forbici al posto delle mani e parlano per aggregati pseudo-casuali di parole.

Invincible, di Robert Kirkman e Ryan Ottley

È piuttosto raro individuare una serie supereroistica curata da un solo sceneggiatore e da un solo disegnatore: Robert Kirkman e Ryan Ottley ci sono quasi riusciti (quasi perché Ottley è stato preceduto alle matite da Cory Walker, che ha curato i disegni fino al numero otto): anche solo per questo motivo – una gestione ininterrotta lunga 14 anni – Invincible rappresenta una sorta di unicum. La serie è un omaggio allo spirito scanzonato della Silver Age del fumetto americano, rielaborato in una chiave moderna e scandito da incursioni violente e sangue grondante e incentrata sulla figura di Mark Grayson, figlio dell'onnipotente Omni-Man, l'essere più potente del Pianeta (non possiamo fare spoiler perché il primo plot è praticamente immediato: rimandiamo alla lettura o, in alternativa, alla serie prodotta da Amazon Prime).

The One, di Rick Veitch

Rick Veitch, un fumettista underground innamorato dei supereroi. Talmente estroso e creativo da assumere senza timore reverenziale l'onere di porsi al timone di Swamp Thing subito dopo il celebrato ciclo di Alan Moore. Veitch è anche l'autore di The One (parte della saga conosciuta come King Hell Heroica) un'opera animata da un fine che definire "ambizioso" è dire poco: pronunciare "l'ultima parola sui supereroi". Per lo stesso Alan Moore, The One e Veitch hanno anticipato l'ondata di "decostruzionismo" supereroistico che vide il suo picco con la pubblicazione di Watchmen. Ha anticipato diverse tendenze che, oggi, possiamo osservare nella nostra quotidianità (il presidente americano raffigurato in maniera caricaturale, il capitalismo spinto all'accesso, addirittura eccentrici miliardari che progettano programmi spaziali tutti loro: vi ricorda qualcosa?).

Watchmen, di Alan Moore

Concludiamo con uno dei fumetti più celebrati e sofisticati di sempre: ci riferiamo, ovviamente, a Watchmen, il capolavoro di Alan Moore. A questa serie sono già stati dedicati fiumi di parole: inutile ribadire la sua influenza seminale, la profondità dei temi trattati e la qualità strabiliante della sceneggiatura di uno dei fumettisti più importanti di sempre: bisogna leggerlo per lo stesso motivo per cui è buona prassi leggere i classici.

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0 di askanews
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