L'Adorazione di Albrecht Dürer, particolare

L'Adorazione di Albrecht Dürer, particolare

L’episodio dell’Adorazione dei Magi, raccontato nel Vangelo di Matteo, fu uno dei temi più ricorrenti nell’arte a cavallo fra Quattro e Seicento. Questo perché si proponeva come strumento perfetto per inserire episodi legati alla contemporaneità e celebrare il potere e la ricchezza dei committenti: ma il sentimento religioso ispirato dalla manifestazione della divinità del Bambino ha sempre affascinato gli artisti, che in modi diversi hanno tentato di restituire la sacralità di quell’attimo. Ecco quindi alcune fra le Adorazioni più belle della storia dell’arte.

L’Adorazione di Masaccio: la tradizione

"Adorazione dei Magi", Masaccio (1426), Museo statale di Berlino
in foto: "Adorazione dei Magi", Masaccio (1426), Museo statale di Berlino

La scena dipinta da Masaccio rispetta ancora i canoni tradizionali, con la scena e i personaggi rappresentati di profilo. Il dipinto, appartenente al polittico di Pisa e oggi conservato a Berlino, raffigura i Magi in differenti atteggiamenti: il primo, inginocchiato, depone la corona a terra. Il secondo, in tunica rosa, si accinge ad inginocchiarsi mentre il terzo sembra essere appena arrivato.

La raffigurazione è particolare, in quanto vi si trovano alcuni personaggi vestiti con cappelli alla moda dell'epoca e con lunghi mantelli grigi, che lasciano scoperte le gambe coperte da calzamaglie. Si tratta probabilmente delle figure dei committenti: il notaio ser Giuliano di Collino, più alto in secondo piano, e suo nipote, posto sopra una montagnola del terreno.

Leonardo e Botticelli: l’innovazione

"Adorazione dei Magi", Sandro Botticelli, Galleria degli Uffizi
in foto: "Adorazione dei Magi", Sandro Botticelli, Galleria degli Uffizi

L’Adorazione dei Magi, soprattutto nel Rinascimento, ebbe grande fortuna. In particolare Leonardo e Botticelli, i due grandi maestri del Rinascimento, furono fondamentali nello stabilire nuove forme iconografiche: Sandro Botticelli fu il primo, con la sua “Adorazione dei Magi di Santa Maria Novella” del 1474 a porre la Sacra Famiglia al centro e i Magi alla base di una piramide ideale al cui vertice sta la figura di Maria.

"Adorazione dei Magi" di Leonardo da Vinci, Galleria degli Uffizi
in foto: "Adorazione dei Magi" di Leonardo da Vinci, Galleria degli Uffizi

Leonardo riprende questa innovazione, rivoluzionando anche la scena stessa: nella sua Adorazione l’episodio è raffigurato in un momento ben preciso, quello in cui il Bambino, facendo un gesto di benedizione, rivela la sua natura divina quale portatore di Salvezza (Leonardo coglie qui il senso più profondo e sacro del termine “epifania”). Sconvolgimento interiore, sentimento del divino e stupore: Leonardo inserisce per la prima volta una dimensione strettamente simbolica nella rappresentazione della venuta dei Magi.

Il grande capolavoro di Dürer

Albrecht Dürer, "Adorazione dei Magi", Galleria degli Uffizi
in foto: Albrecht Dürer, "Adorazione dei Magi", Galleria degli Uffizi

Si tratta, per quanto riguarda Dürer, di una delle opere più significative della sua carriera artistica: conservata nella Galleria degli Uffizi di Firenze, la sua “Adorazione dei Magi” venne dipinta nel 1504 in onore di Federico il Saggio. L’importanza di questo quadro sta soprattutto nell’ armoniosa commistione di elementi italiani e nordici: dopo il suo viaggio a Venezia infatti, la sua pittura si arricchisce di dettagli sontuosi, drappi ricchi e colorati, tipici appunto della grande tradizione italiana dell’epoca.

Domenico il Ghirlandaio: due dipinti

"Adorazione dei Magi degli Innocenti", il Ghirlandaio, Galleria dello Spedale degli Innocenti
in foto: "Adorazione dei Magi degli Innocenti", il Ghirlandaio, Galleria dello Spedale degli Innocenti

Il pittore fiorentino ha lasciato due bellissime versioni dell’Adorazione dei Magi: quella degli Innocenti, commissionata appunto dal priore dello Spedale degli Innocenti di Firenze, e quella Tornabuoni, realizzata per la cappella della famiglia omonima. Quest’ultima appare chiaramente ispirata alla lezione di Botticelli, ma, come di consueto nei dipinti del Ghirlandaio, appare chiaro l’omaggio alla pittura fiamminga: una piccola natura morta su un prato fiorito, rappresentato con una minuzia di particolari tipica appunto dell’arte delle Fiandre.

"Adorazione dei Magi Tornabuoni", il Ghirlandaio, Galleria degli Uffizi
in foto: "Adorazione dei Magi Tornabuoni", il Ghirlandaio, Galleria degli Uffizi

Ma la vera rivoluzione stilistica, ancor più all’avanguardia di quella di Leonardo e Botticelli, è contenuta nell’Adorazione degli Innocenti: la composizione piramidale dei personaggi, con alla base due dei Magi e con il terzo in piedi sulla sinistra, è un chiaro esempio della novità introdotta da Domenico il Ghirlandaio. Invece, un particolare interessante in entrambi i quadri, è l’ambientazione: il porticato in rovina, simbolo del declino della religione pagana da cui era nato il Cristianesimo.

L’Adorazione di Velasquez, un ritratto di famiglia

"Adorazione dei Magi" di Velasquez (1619), Museo del Prado, Madrid
in foto: "Adorazione dei Magi" di Velasquez (1619), Museo del Prado, Madrid

Il pittore spagnolo dipinse la sua personalissima e intima Adorazione nel 1619, a soli vent’anni. A differenza di altre grandi rappresentazioni della venuta dei Magi alla capanna del Bambino Gesù, che utilizzavano la scena biblica per inscenare un omaggio ai potenti del tempo vestendoli dei panni dei protagonisti, nel quadro di Velasquez non compare alcun personaggio noto: vengono rappresentati, invece, i membri della sua famiglia.

Nella scena compare lo stesso pittore nei panni di Gasparre, inginocchiato in primo piano. Il volto di Gaspare sarebbe quello di suo suocero Pacheco, mentre quello di Baldassarre quello di un suo servitore. Per dipingere Maria, si racconta che Velasquez abbia fatto posare sua moglie Juana, mentre il Bambino sarebbe sua figlia, appena nata. L’Adorazione dei Magi di Velasquez, conservata presso il Museo del Prado, è famosa per essere diversa dalle altre, per aver rappresentato in modo intimo e familiare una delle scene più famose e ricorrenti dell’epoca.