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Chi è Mario Tobino, la storia dello psichiatra che dedicò la sua vita all’ospedale psichiatrico di Maggiano

Mario Tobino, psichiatra e scrittore viareggino, dedicò la vita alle persone con malattie mentali e raccontò l’esperienza nei manicomi in libri celebri come Le libere donne di Magliano da cui è tratta la serie che vede protagonista Lino Guanciale.
A cura di Francesco Raiola
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Mario Tobino – ph Sergio Del Grande:Mondadori via Getty Images
Mario Tobino – ph Sergio Del Grande:Mondadori via Getty Images

Mario Tobino è stato uno psichiatra e scrittore, autore di "Le libere donne di Magliano", il libro che lo rese famoso e da cui la Rai ha tratto la serie "Le libere donne" con Lino Guanciale che interpreterà lo scrittore. La serie diretta da Michele Soavi, che consta di tre puntate ed è interpretata, tra gli altri, da Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e Fabrizio Biggio, andrà in onda da martedì 10 marzo in prima serata su Rai 1 e in boxset su RaiPlay.

Nato a Viareggio il 16 gennaio del 1910, Mario Tobino morì l'11 dicembre 1991 ad Agrigento dove si era recato per ritirare il premio Pirandello: "Mio padre aveva una farmacia a Viareggio, che era città di marinai per l'80%. La farmacia era nel Piazzone, contornata di platani. Facevo il garzone di farmacia che è fonte d'esperienza e cominciavo a capire che cos'è servire" disse in un'intervista Rai, parlando della sua adolescenza. È stato medico presso l’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Lucca, dove resterà per quarant'anni. Non si sposerà mai, ma nel 1942 conobbe a una cena letteraria Paola Olivetti, che sarà la compagna di tutta la vita.

La vita di Mario Tobino dedicata alle persone con problemi di salute mentale

"Quando pubblicai ‘Libere donne', ci misi ‘anche i matti sono creature'. Non solo ho fatto il medico di manicomio, ma ho vissuto lì per 35 anni, quindi coi malati di mente sono diventato amico" diceva Mario Tobino intervistato dalla Rai, per parlare del suo rapporto con i pazienti. Era il 1931 quando si iscrisse alla Facoltà di Medicina di Pisa, alternando gli studi con la scrittura di racconti e poesie. Proseguì gli studi universitari a Bologna finché nel 1939 prestò servizio presso l’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Ancona e il contatto con i pazienti psichiatrici segnerà per sempre la sua vita.

Tobino raccontava di avere sempre avuto una "predisposizione ai moti degli altri, al moto dei pensieri, a partecipare e immedesimarmi" negli altri e questo lo avrebbe aiutato a seguire la sua carriera. Nel 1940 e fino al 1941 fu medico al seguito delle truppe impegnate nella guerra in Africa, la cui esperienza sarà raccontata nel libro "Il deserto della Libia", pubblicato nel 1952 e da cui saranno tratti i film "Scemo di guerra" (1985) di Dino Risi e "Le rose del deserto" (2006) di Mario Monicelli. Rientrato in Italia viene assegnato per la convalescenza all’ospedale psichiatrico di Firenze dove frequenterà Elio Vittorini ed Eugenio Montale.

Lino Guanciale interpreta Mario Tobino
Lino Guanciale interpreta Mario Tobino

Il lavoro presso l'ospedale Maggiano fino alla chiusura dei manicomi

Ma a cambiare la sua vita è senza dubbio la sua esperienza a Maggiano, presso l’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Lucca dove resterà per oltre 40 anni. Dirà, anni dopo: "Avevo una passione letteraria e il manicomio di Maggiano mi ha permesso di essere libero, la mia penna è sempre stata pura, non ho mai preso ordini". L'ospedale nacque come ‘Spedale per i Pazzi di Fregionaia (nelle vicinanze dell’odierna frazione di Maggiano) e fu istituito dalla Repubblica di Lucca nella seconda metà del Settecento. Quando fu promulgata la legge 180 del 1978, la cosiddetta Legge Basaglia era il più antico manicomio italiano. Dopo diventò parte dell’Unità sanitaria locale che avviò la fase terminale dell’Ospedale fino alla chiusura definitiva nel 1999. Tobino si scontrò molto con Basaglia, contestando gli effetti negativi della legge n. 180. Sul sito della Fondazione a lui dedicata si legge che il medico e scrittore "non smetterà mai di dolersi per la sorte toccata ai malati di mente, a suo giudizio abbandonati da chi aveva il compito di proteggerli". Nel 1980 si chiude la sua esperienza a Maggiano benché "l’Amministrazione Provinciale di Lucca, da cui dipendeva il manicomio, gli concede di continuare ad usare le stanzette – camera e studio – dove ha abitato per quasi quarant’anni".

I libri e il suo contributo sulla psichiatria

Tobino, quindi, unisce il suo lavoro di medico psichiatra con quello di scrittore, da sempre affascinato dalla Letteratura. Proprio a una cena letteraria incontra quella che resterà la donna della sua vita, Paola Olivetti. E se dalla sua esperienza come partigiano trarrà il libro "Clandestino", pubblicato nel 1962, con il quale vincerà la XVI edizione del Premio Strega, l'esperienza del manicomio darà vita a "Le Libere donne di Magliano" che lo consacrerà come uno degli scrittori più noti di quegli anni. Ma la sua attività di scrittore proseguirà e nel 1972 vincerà il Premio Campiello con il libro "Per le antiche scale", anch'esso ambientato in un manicomio toscano negli anni '30, trasfigurando la sua esperienza medica. Nel 1982 pubblica "Gli ultimi giorni di Magliano", nel 1984 "La ladra", nel 1988 "Tre amici" e nel 1990 "Il manicomio di Pechino".

Quando e dove è morto Mario Tobino

La sua carriera letteraria resta centrale nella sua vita. Tobino, infatti, ha vinto alcuni tra i premi letterari italiani più importanti e ancora nel 1990 fu insignito del Premio Elba con il suo libro "Il manicomio di Pechino". Un premio che si somma allo Strega e al Campiello, appunto, ma anche il Premio Viareggio con "La bella degli specchi" nel 1976. Ritirando un altro Premio morì. Tobino, infatti, morì l'11 dicembre 1991, il giorno dopo aver ritirato il Premio Pirandello, ad Agrigento. Oggi è sepolto nel Cimitero della Misericordia di Viareggio.

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