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Che cosa rende unico il manga di Frieren

Frieren – Oltre la fine del viaggio è un manga fantasy intenso su lutto, memoria e crescita interiore, tra magia, viaggio e personaggi profondi. Ecco perché piace tanto.
A cura di Gianmaria Tammaro
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Frieren
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Circa cinque anni fa, J-POP ha pubblicato in Italia il primo numero di "Frieren – Oltre la fine del viaggio", il manga di Kanehito Yamada e Tsukasa Abe. Da allora sono usciti altri tredici volumi, e la storia della protagonista e del suo gruppo è arrivata a uno stallo. Volendo provare a guardare Frieren da un altro punto di vista, uno un po’ più distante dalla trama e dalla sua semplice progressione, è possibile dividere il racconto in tre parti: una iniziale, che riprende sostanzialmente la storia precedente di Frieren; una centrale, in cui vengono introdotti nuovi personaggi e viene descritta con più precisione l’organizzazione dell’universo narrativo; e l’ultima parte, quella finale e ancora in corso, che intreccia altre trame e che prova a cambiare, anche se di poco, la traiettoria del racconto. Probabilmente, se parliamo della caratterizzazione e dell’approfondimento della storia, la parte più interessante è la prima, perché non solo getta le basi per il resto del fumetto, ma soprattutto perché ci spiega chi è la protagonista e qual è il suo obiettivo.

Chi è Frieren: lutto e tempo sono il suo cuore emotivo

Frieren è un’elfa. Ha più di mille anni, e in tutto questo tempo ha studiato la magia. A un certo punto, viene invitata a unirsi a un gruppo di eroi, deciso a sconfiggere il Re Demone. Dopo la fine del viaggio che fanno insieme, Frieren ritorna alla sua vita, alla sua solitudine e ai suoi incantesimi. Il tempo per lei e per i suoi vecchi compagni – due esseri umani e un nano – scorre diversamente, e così presto si ritrova costretta a fare i conti con il senso di perdita e il lutto. Ed è questo il primo, grande tema del manga di Frieren. Non ci sono solo il viaggio citato nel titolo o quello che è stato fatto per combattere contro il Re Demone, di cui ci vengono mostrati solo dei frammenti e dei flashback; c’è soprattutto il viaggio interiore che Frieren decide di intraprendere per accettare la scomparsa dei suoi compagni e per imparare a conoscerli meglio, ora che se ne sono andati. Di colpo, Frieren capisce quanto sia importante, per gli altri esseri viventi, il tempo che passa e che peso, poi, finiscono per avere i ricordi.

Il potere delle storie e la forza della quotidianità

Insieme al lutto, ha un ruolo centrale anche il potere delle storie e l’impatto che possono avere, sia come ispirazione che come monito, sulle persone. Tutta l’esistenza di Frieren è una sorta di leggenda: in pochi, prima della sua impresa contro il Re Demone, la conoscevano. E così nella seconda parte del manga ci ritroviamo, come gli altri personaggi che viaggiano con lei, Fern e Stark, a scoprire nuovi dettagli sul suo passato e sulle sue origini. Il punto di vista di Frieren rimane unico all’interno del racconto, e questo è fondamentale. Proprio perché si trova alla giusta distanza per poter affrontare situazioni e temi differenti. Come, appunto, la morte e il lutto. Nonostante la protagonista di questo manga sia una maga, i combattimenti sono piuttosto limitati. Ci sono, per carità. E talvolta, tra strategie e prove di forza, sono anche spettacolari. La cosa più importante, però, è un’altra. Ed è quello che c’è tra una battaglia e l’altra, ciò che le separa: l’atmosfera che avvicina i protagonisti e che riempie ogni vignetta. Più distesa, leggera e – per alcune cose – densa.

C’è una routine particolare nel viaggio di Frieren e dei suoi compagni: una routine che viene raccontata e approfondita ripetutamente. L’arrivo in una nuova città, gli acquisti, la locanda, la pigrizia di Frieren; la ricerca di grimori, qualche lavoretto per poter mettere da parte dei soldi e avere abbastanza fondi per continuare a viaggiare. Nella seconda parte del racconto del manga, come dicevamo prima, ci viene anche spiegato l’obiettivo di questo nuovo viaggio: raggiungere quello che, in teoria, è il Paradiso, dove si trovano le anime dei defunti che hanno vissuto degnamente. Frieren vuole incontrare ancora una volta Himmel, il leader del suo precedente gruppo. Chiaramente, tra di loro, c’era qualcosa di più di una semplice amicizia. O almeno, è questa la sensazione che ci viene data. Il racconto di Frieren si regge sul disegno e sulla scrittura. E se la scrittura di Yamada spesso rischia di cadere in cliché e in alcune ripetizioni, o addirittura semplificazioni, i disegni di Abe riescono a restituire sempre in modo preciso la complessità dell’universo narrativo e, soprattutto, il rapporto che unisce i protagonisti. C’è un’attenzione per i dettagli e per le piccole cose piuttosto accentuata, proprio per rendere ogni momento tridimensionale e carico di intensità.

Frieren
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La divisione in vignette suggerisce il tono e l’andamento della narrazione. E quindi il modo più giusto in cui leggere. Non ci sono mai cambiamenti bruschi o eccessivi. Anche qui, Frieren mantiene un certo equilibrio. Ed è probabilmente questo equilibrio, alla fine, a essere la caratteristica più importante di tutto il fumetto. E non appena questo equilibrio viene meno, o rischia di venire meno, come succede nella terza parte del manga, si nota un rallentamento o comunque uno slittamento dei piani narrativi. In un mercato dove a contare di più sono spesso la spettacolarità delle soluzioni narrative e i colpi di scena con cui vengono gestite le relazioni tra i personaggi, Frieren rappresenta un’eccezione. Non ha bisogno di correre o di arrivare rapidamente a un punto di svolta. E non ha bisogno nemmeno di inasprire i conflitti o i rapporti che uniscono i suoi protagonisti. Ha già tutto.

Un manga contemplativo che richiede attenzione e restituisce profondità

Yamada e Abe sono stati molto bravi sotto questo punto di vista. Fin dal primo momento, fin da quando ci presentano la premessa del loro manga, ci danno tutte le coordinate di cui abbiamo bisogno: chi è Frieren, che significa essere un’elfa; chi erano i suoi compagni, che impatto ha avuto la loro scomparsa su di lei; chi sono le nuove persone che la accompagnano, qual è il suo obiettivo. Il carisma della protagonista di questo manga viene costruito per sottrazione: mostrando poco, dicendo ancora di meno e lasciando che siano gli altri, chi le sta intorno, a riconoscerla per ciò che è davvero. Riuscire a rendere affascinante un personaggio come questo, così silenzioso e introverso, è molto difficile se si tratta di un fumetto. Eppure le scelte di regia e la costruzione delle pagine hanno aiutato in questo senso, esaltando anche le pause e i momenti di apparente vuoto narrativo.

In cinque anni, Frieren ha saputo raccogliere un pubblico di lettori, aiutato anche dall’adattamento anime (su Crunchyroll è partita la seconda stagione). E quella che per alcuni può sembrare lentezza narrativa per altri coincide con la possibilità di potersi prendere più tempo per riflettere e analizzare determinati passaggi e vignette. Leggere un tankobon di Frieren significa fare i conti con una quantità importante di elementi, sia visivi che narrativi, che si incastrano tra loro e che offrono una visione molto più ampia e completa di tanti altri manga. I personaggi partono da archetipi narrativi precisi, che si sovrappongono, in tutto o in parte, al loro ruolo. Ci sono i cattivi, con i demoni, e ci sono i buoni, con la fazione di umani che prova a combattere e a resistere al loro potere. Ma c’è anche altro.

C’è una serie di grigi, di sfumature, che rendono Frieren un fumetto estremamente complesso e impegnativo. Questo non significa, attenzione, “respingente” o addirittura limitante per il lettore. Significa, però, che Frieren è un fumetto che richiede un certo livello di attenzione nel corso della lettura. Proprio perché è importante riuscire a cogliere tutto ciò che viene detto e mostrato per godere appieno della storia. Il viaggio di Frieren più che un viaggio fisico, che la porta da una città all’altra, è un viaggio interiore, che la invita a cambiare – lei, elfa millenaria – e a imparare a riconoscere i bisogni e la fragilità degli altri. Lo abbiamo già detto. In questo modo, poi, Frieren impara a conoscere anche sé stessa, liberandosi dalla sua apatia e trovando un nuovo contatto con chi le sta attorno. Dall’accettazione del lutto si passa a una rinascita effettiva, intima, dell’individuo. E questa è un’altra delle grandi conquiste del manga di Yamada e Abe.

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