Cento anni fa nasceva il Partito Comunista Italiano. Era il 21 gennaio 1921 quando a Livorno un drappello di scissionisti del Partito Socialista Italiano di Filippo Turati decise di abbandonare il Teatro Goldoni, percorrere poche centinaia di metri e fondare un nuovo partito in un altro teatro, il San Marco. Qui viene sancito sulle note dell'Internazionale l'inizio di una storia gloriosa, enorme, ma anche la frattura decisiva della sinistra italiana. Tra il riformismo socialista poco propenso all'abbraccio definitivo con la visione leninista della via al paradiso in terra e quella che sara poi incarnata dal Partito Comunista d'Italia, divenuto nel giugno 1943 Partito Comunista Italiano (PCI) e riconosciuto come il più grande partito comunista d'occidente.

Antonio Gramsci
in foto: Antonio Gramsci

Livorno, 21 gennaio 1921: un secolo fa nasceva il Partito Comunista d'Italia

È con questo spirito di orgoglio misto a nostalgia che oggi a Livorno, laddove nacque il 21 gennaio 1921, si celebra oggi il centenario della nascita del PCI. Una serie di iniziative e commemorazioni, tra cui quelle del Comune, che dal mattino si terranno tra il teatro Goldoni, allora sede del XVII Congresso Socialista, e il teatro San Marco, dove un secolo fa arrivò cantando l'Internazionale la componente comunista capeggiata da Bordiga, Gramsci e Terracini che fondò il Pcd'I.

Nel 1921 è l'Italia delle tensioni dopo la Grande Guerra

Marcia su Roma, 1922
in foto: Marcia su Roma, 1922

Siamo nel 1921, poco prima della Marcia su Roma con cui Benito Mussolini diventerà presidente del Consiglio italiano. Due anni prima, nel 1919, aveva raccolto pochi voti, ma nel '21 lo squadrismo è sempre più attivo e pericoloso. L'aspetto curioso è che tutto ciò passa quasi inosservato al Congresso di fondazione del PCI. Si discute di rivoluzione, di lotta all’imperialismo e internazionalismo, ma nessuno osserva che in Italia la situazione sta precipitando.

Se nel 1917 in Russia c'era stata la rivoluzione, in Italia sono crescenti le tensioni sociali e la crisi successiva alla Grande guerra. Oltre allo squadrismo e al crescente consenso di Mussolini e dei fascisti, vi sono scioperi nelle fabbriche e lotte nelle campagne che sembrano dividere il Paese. Povera, disoccupazione, gli strascichi dell'influenza spagnola che ha fatto milioni di vittime. Il ceto industriale e agrario del Paese, l'anima profonda del ventre italico, è preoccupato e poco alla volta si schiererà dalla parte del crescente movimento fascista.