La linea del governo sulla ricostruzione del Ponte Morandi, a Genova, non cambia: a realizzarla sarà lo Stato, ma a pagarla sarà Autostrade per l’Italia. Affidare la ricostruzione ad Autostrade – afferma il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, riferendo in Aula alla Camera sul crollo del ponte – “sarebbe una follia”. La ricostruzione va quindi “affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica con i costi a carico del concessionario, il che sarebbe solo una minima parte del risarcimento dovuto”. “Sulla ricostruzione del ponte ci dovrà essere il sigillo dello Stato”, afferma il ministro. E su questo, assicura, “il governo è compatto”.

Toninelli illustra i contenuti del decreto per Genova, un provvedimento per affrontare l’emergenza: “Il governo metterà in campo forme di aiuto in ordine alle rate dei mutui che molte famiglie sono costrette a pagare su immobili che non possono più abitare. Inoltre, aiuterà le imprese, ricadenti nell’area del crollo del ponte, a riprendere i cicli produttivi, prevedendo forme di agevolazione fiscale o incentivi alla temporanea delocalizzazione”. La misura riguarderà anche le infrastrutture in generale, con l’istituzione di una “banca dati con tutte le informazioni per passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione”. A questo si aggiungeranno verifiche tecniche “che fanno capo ai concessionari. Il decreto disporrà dell’uso di tecnologie avanzate come i sensori”.

La situazione degli sfollati

Obiettivo del governo e di Toninelli è quello di “ricucire una città spezzata” con l’impegno di tutti: “Sentiamo forte il dovere di ridare un tetto alle centinaia di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. L’impegno di questo governo è anche di permettere alle aziende danneggiate di riprendere quanto prima la piena attività”. Ad oggi, secondo i dati forniti dal ministro, ci sono 255 famiglie sfollate e 170 alloggi pubblici a disposizione: di questi 88 sono già stati assegnati o opzionati, 66 in particolare sono pronti ad essere assegnati. L’assegnazione dovrebbe essere completata entro novembre e 50 case dovrebbero essere consegnate da Cassa depositi e prestiti entro la fine del mese in corso.

Gli atti e le concessioni pubbliche

Il ministro delle Infrastrutture ritorna anche sul tema della pubblicazione degli atti concessionari, ricordando che il 27 agosto “abbiamo pubblicato sul sito del ministero tutti i contratti, con tutti gli allegati e gli ingiusti privilegi di cui i concessionari hanno goduto”. Toninelli ribadisce che la revisione e la revoca delle concessioni è stata avviata con l’invio della comunicazione ad Autostrade, con la contestazione dell’inadempimento in merito alla manutenzione. “Non si capisce – afferma in Aula – come si possa affermare che siano stati rispettati tutti gli adempimenti”.

Tutti i concessionari saranno vincolati, annuncia Toninelli, “a utilizzare parte dei loro utili per l’ammodernamento” delle infrastrutture, comprendendo che non sono “rendite finanziarie”. Ieri il ministero ha ricevuto la risposta di Autostrade e gli uffici stanno ora “predisponendo puntuale riscontro”. Inoltre, il ministro delle Infrastrutture non risparmia un attacco alle opposizioni sulla questione della Gronda: “Questo tema è un falso problema, utilizzato strumentalmente in questi giorni. La Gronda è un'opera che doveva iniziare come progetto nel 2019 e finire nel 2029 e che nulla ha a che vedere con un ponte crollato nel 2018. Coloro che stanno abbinando questa immane tragedia con la costruzione della Gronda stanno facendo esclusivamente sciacallaggio che non accettiamo”.

Le indebite pressioni a Toninelli e la bagarre in Aula

Parlando della desecretazione degli atti riguardanti la concessione ad Autostrade, il ministro Toninelli si è soffermato su un aspetto poi diventato motivo di scontro in Aula. Toninelli parla di “pressioni, interne ed esterne, che abbiamo subito” e nonostante le quali si è comunque deciso di mettere “a disposizione della collettività atti che tanti cittadini avevano richiesto vedendo sempre sbattersi la porta in faccia”. Da queste parole è nato un vero e proprio scontro alla Camera, con i deputati di Forza Italia e Partito Democratico che hanno contestato queste frasi, etichettandole come “gravi”. “Se il ministro ha subito pressioni devono essere denunciate”, è il concetto espresso dai due partiti. Tanto che Andrea Orlando, del Pd, ha chiesto al presidente della Camera, Roberto Fico, di inviare immediatamente il verbale della seduta di Montecitorio alle autorità giudiziarie per poter valutare l’eventuale commissione di un reato. Altri deputati chiedono invece a Toninelli di fare i nomi di chi ha fatto queste pressioni. Dopo una polemica durata circa mezz’ora, la discussione è ripresa normalmente con le dichiarazioni dei gruppi parlamentari.