Alla fine dopo tanti tentennamenti tattici Giuliano Pisapia decide di scendere in campo e lo fa in un'intervista al Corriere della Sera in cui annuncia il suo "Campo Progressista" in cui confessa di volere "spostare il PD a sinistra". Ne parliamo con Pippo Civati, segretario di Possibile:

Onorevole Civati, c'è fermento nel centrosinistra?

Direi che il quadro è in movimento già da un po' così come la confusione. Dico subito una cosa: la condizione essenziale che rivolgo a tutti è quella dell'autonomia. Non si può immaginare di fare ghirigori per accompagnare quello che è successo: bisogna competere con quello che è successo.

Cosa cambia con Pisapia? Oggi in un'intervista al Corriere dice di voler rifare il centrosinistra "vecchia maniera", senza Alfano…

L'ultimo dei miei problemi è commentare Pisapia anche perché secondo me è sempre stato su quel campo, molto vicino a questo PD. Ovviamente non è adesivo al renzismo ma non ho mai sentito una voce critica di Pisapia e lo dico senza polemica: non mi pare che ci sia mai stata da parte sua una forte opposizione a ciò che è avvenuto in questi ultimi anni. Nell'intervista, a proposito del lavoro, Pisapia dice che ad esempio che "Renzi dovrebbe parlare con i sindacati" come se fosse possibile immaginare e sopportare un leader che non si confronti con loro. Oppure dice che Alfano non va bene per una diversa visione sui giovani e sui diritti civili quando mi pare che le differenze siano molte di più. Il problema non è l'Alfano fuori da noi; il tema è l'Alfano "dentro" di noi.

Ma ritiene fattibile portare il "modello Milano" sul piano nazionale?

Attenzione: se l'esperienza di Milano è stata molto positiva è perché non si è mai confrontata politicamente su quello che succedeva a livello nazionale. Si è continuato a governare Milano come isola dicendo che "a Milano è diverso" ma quel modello non si può solo proiettare. Mentre il governo Renzi metteva in campo le sue politiche contro il lavoro, la scuola e la Costituzione io Pisapia me lo ricordo che abbandonò la politica attiva lasciando spazio al renzismo.

Anche nel PD sembra esserci un certo subbuglio in vista di un possibile congresso: secondo lei il Partito Democratico è contendibile a Renzi?

Lo stato attuale del Pd non è problema solo di Renzi. Il Partito Democratico era già al limite nel 2013 prima di Renzi, poi lui aveva promesso di uscire dalle dinamiche di palazzo ma dire che ha finito addirittura per approfondirle. Il PD ha vissuto un'involuzione che è culminata con Renzi: l'Homo Democraticus è una strana forma di vita che ha vissuto una preoccupante (secondo noi) involuzione. Però vorrei dire chiaramente una cosa, ne parlavo giusto ieri in occasione del primo incontro pubblico per il prossimo referendum sul lavoro: questa non è una discussione sulla sinistra. In quel campo le politiche non c'entrano nulla con noi: il campo da costruire è quello della sinistra. E non c'è sinistra in jobs-act. Per questo credo che quello di Pisapia sia un tentativo generoso ma contromano.

Ieri sono uscite le motivazioni della bocciatura da parte della Consulta del'Italicum come legge elettorale, che ne pensa?

Qualcuno diceva che era stata bocciata per il NO al referendum costituzionale e invece abbiamo avuto la conferma che si sia trattata di una bocciatura che riguardava la struttura stessa dell'Italicum. La Consulta dice che "la legge dei sindaci" non c'entra nulla con una legge elettorale che deve eleggere il Parlamento. Per chi come me si è opposto al "paradigma Napolitano" questa è una restituzione. E non conta che l'abbia voluta Renzi (e che in realtà l'abbiano votata in molti); il mio è un ragionamento nel merito.

Crede che sia possibile trovare una convergenza politica per una nuova legge elettorale?

La trovo necessario. Magari una legge costituzionale, se ci si riesce: l'italicum era una cover del Porcellum, per rimanere in tema sanremese. Dobbiamo trovare una legge che dia ai cittadini la possibilità di scegliere senza trucchi senza freni senza inganni.

Sia Arturo Scotto che Nicola Fratoianni (intervistati per Fanpage) la ritengono un interlocutore fondamentale per il loro "progetto di sinistra", pur avendo posizioni posizioni discordanti tra loro..

La linea di  Possibile è molto più vicina a Nicola Fratoianni nella prospettiva di "posizionamento". Noi abbiamo sempre contestato a SEL che non ci fosse molta chiarezza al loro interno, forse a ragione vedendo come sta andando in Sinistra Italiana. A tutti dico che dobbiamo concentrarci, come scriveva qualche giorno fa il giornalista Alessandro Gillioli, sulla sostanza, sulla grandi questioni politiche, su un progetto senza ossessione di leadership: non dobbiamo cedere al nuovismo ma essere una radicale novità. Noi abbiamo lanciato una sfida di una "Costituente delle idee" (dal 24 al 26 febbraio a Roma, Centro Congressi Roma Eventi) sul programma aperta a tutti (anche al PD o al Movimento 5 Stelle) che sappia definire (e magari dettare) l'agenda politica senza aspettare sempre di replicare alla prossima iniziativa del governo. Andremo a prendere i voti su quello chi lo condivide è naturalmente un nostro alleato. Questo non è rivolto solo al ceto politico (una questione che noi di Possibile abbiamo sempre posto duramente) ma alla società italiana: chi crede ai nostri principi ci può votare. Non mi alleo con il diavolo ma mi alleo con uno che vuole le cose che voglio anch'io. Sembra banale ma è rivoluzionario di questi tempi.