Invocano unità con una lettera a Repubblica, i tre sindaci arancioni di Genova, Milano e Cagliari: Massimo Zedda, Marco Doria e Giuliano Pisapia chiedono di imparare dalla Francia e non lasciare il campo alla destra populista. L'uscita dei tre sindaci rende ancora più complicato in cui i fuoriusciti dal PD, invece, remano per la composizione di un'unità a sinistra che al momento si spacca tra Sinistra Italiana (la formazione di Fassina in cui è confluita SEL) e Possibile, il partito che vede Pippo Civati tra i suoi fondatori. Proprio a Civati abbiamo voluto porre alcune domande sul quadro attuale:

Civati, la lettera dei sindaci "arancioni" cambia il quadro a sinistra?

Già da tempo erano arrivati dei segnali e noi da tempo avevamo chiesto che si chiarisse il quadro. E ci siamo presi anche dei "settari" dai nostri colleghi della sinistra "tradizionale". Zedda aveva già rilasciato dichiarazioni che facevano immaginare addirittura che si potesse andare insieme al PD nel 2018 alle politiche.

Quindi siamo su un piano amministrativo o politico?

Questo è l'unico punto nuovo che rilevo: prima si diceva che Cagliari e Milano fossero eccezioni mentre adesso si impone un ragionamento su una sorta di regola nazionale. Questo mi sembra l'unico passaggio di oggi che è una vera novità. Per il resto eravamo già stati ampiamente "avvertiti" e del resto lo stesso Pisapia prima ha flirtato con l'idea che Sala potesse essere il candidato di tutti, poi ha ripiegato sulla Balzani (anche se oggi dice invece di voler essere garante delle primarie) ma in sostanza ha sempre ragionato su uno schema egemonizzato dal Partito Democratico a cui peraltro sembrano contribuire anche gli altri due sindaci arancioni adesso.

Tra l'altro oggi anche Claudio Fava (uscito da SEL) ora dice che bisogna cercare un accordo con il PD. Ma non è strano questo centrosinistra che continua a dividersi e poi rimbrotta agli altri di stare uniti?

Questo infatti è il problema. Spesso nelle ultime settimane noi siamo stati vissuti come quelli che non volevano unirsi, tutt'altro: noi stiamo lavorando dove possiamo con Sinistra Italiana se la situazione è chiara e autonoma. Non crediamo nello schema delle primarie che comprendono sinistra e centrodestra, le elezioni servono proprio per questo: c'è il primo turno e al primo turno si va insieme a chi è complementare davvero, come stanno provando a fare a Bologna con una coalizione civica larga che propone una propria visione della città e lo stesso si sta facendo a Torino con Airaudo. Come vedi ci sono possibilità se siamo uniti da vero, non è il caso di fare un soggetto politico nel momento in cui ci sono esponenti dello stesso soggetto che hanno due idee diametralmente opposte. Serve sincerità: siamo usciti dal PD e non ci alleiamo con il PD. Cosa che evidentemente stanno facendo i tre sindaci arancioni con questa loro lettera.

Però Zedda, essendo SEL, dovrebbe essere "naturalmente" confluito in Sinistra Italiana, Pisapia ha sempre chiarito di non essere "del PD", a questo punto non si pone anche un serio problema di identità?

Il fatto che io non sia confluito in un gruppo che poi è anche un quasi partito (Sinistra Italiana di Fratoianni e Fassina ndr) è determinato proprio da questo. Nei giorni scorsi ho visto esponenti di Sinistra Italiana dire che Sala sarebbe andato bene se avesse vinto le primarie mentre altri dicevano "mai con Sala". Non sono io ad enfatizzare queste contrapposizioni, anzi le vorrei superare con uno schema politico che non vuole essere strumentale ma semplicemente politico. Peraltro oggi Ezio Mauro su Repubblica sintetizzava dicendo "è iniziato il congresso del PD". Mi fa piacere, ma io dal PD ci sono uscito da un pezzo. E infatti i primi ad esultare per questa lettera sono tutti del PD. Per sconfiggere il populismo serve tutt'altro: scelte radicali. Del resto lo stesso Revelli (che dovrebbe confluire nel soggetto unico) dice che qui il vero populista è Renzi in un suo libro appena uscito. C'è molta confusione, mi pare.

Nella vostra lettera di riposta come Possibile scrivete anche che i tre sindaci non hanno osteggiato molto le scelte di questo governo. Credi che avrebbero dovuto e potuto fare di più?

Certamente sì. Ed è quello che abbiamo provato a fare noi in questi ultimi mesi, irrisi da tutti. Ho sempre chiesto che il dibattito non si risolvesse tra il gruppo dirigente del PD ma con tutti. Quando è stato votato il jobs act non mi sembra che da Milano si sia levato un segnale chiaro. Il centrosinistra non l'hanno rotto quei pochissimi esponenti del PD che sono usciti ma si è rotto sulla base di uno schema politico che prima era di emergenza, poi istituzionale e poi alla fine è diventato "politico", appunto.

Chi saranno i vostri candidati sindaci?

Su Torino credo che si convergerà su Airaudo perché ha fatto un discorso molto franco. Ma non decido io, posso dire che credo che Possibile Torino potrebbe sicuramente seguire questa strada. A Bologna c'è un bel dibattito e si sta creando un bel laboratorio di centrosinistra, tutti insieme, e il candidato non c'è. Su Roma stiamo lavorando su un grande processo partecipativo e poi sceglieremo insieme. Il sindaco è la conseguenza di un percorso.

Milano?

Questa uscita di Pisapia ovviamente produce un cortocircuito. Per noi questa cosa non ha senso. Pensare che Renzi ora torni sui suoi passi è poco credibile, mi sembra.