Interi quartieri rasi al suolo, città inondante dall'acqua, ponti crollati, corpi senza vita che galleggiano e decine di migliaia di persone che sono rimaste senza casa e senza cibo e non sanno dove andare. È lo scenario di morte e distruzione lasciato dal ciclone Idai in Mozambico dove ora si teme una strage. “I fiumi Pungue e Buzi hanno rotto gli argini e dall’alto si vedono molti corpi che galleggiano. Non mi stupirebbe che alla fine il bilancio possa superare i mille morti”, ha dichiarato ai media locali lo stesso presidente, Filipe Nyusi, dopo aver sorvolato le zone devastate dalla spaventosa  perturbazione tropicale, ritenuta la peggiore che abbia mai colpito il Paese da circa venti anni. "Il governo continuerà a mobilitare i mezzi per il salvataggio delle persone e per fornire cibo e farmaci nei centri di accoglienza per i nostri concittadini, ribadisco il mio appello alla solidarietà nazionale, per restituire tranquillità e benessere ai nostri concittadini” ha sottolineato Nyusi.

 

Come segno di vicinanza il governo del Mozambico si riunirà oggi a Beira, la seconda città del Paese con i suoi 500mila abitanti, che è stata una delle più devastate dal ciclone. Secondo la Croce rossa internazionale, che è attiva in zona, la città sarebbe danneggiata addirittura al 90%. "Le linee di comunicazione, come le strade sono interrotte. Beira è senza corrente, ma la situazione fuori città potrebbe essere peggiore. Domenica una grande diga ha ceduto e ha interrotto l’ultima strada che portava in città" ha spiegato il capo locale della Croce rossa. "I racconti che ci sono arrivati sono davvero allarmanti. La città è distrutta, tralicci abbattuti, case scoperchiate, tetti di lamiera sparsi ovunque da un vento violento che soffiava a 170 chilometri orari" ha dichiarato anche il coordinatore dei progetti di Medici con l'Africa Cuamm in Mozambico.

Una situazione drammatica anche per i superstiti rimasti senza un riparo, senza cibo e senza nemmeno cure mediche. I pochi ospedali attivi nel Paese infatti sono ormai inagibili con tetti scoperchiati, senza acqua ed elettricità e con fango ai piani bassi. "Se non interveniamo subito rischiamo il diffondersi del colera, che già l'anno scorso aveva colpito la zona ed è endemico nell'area. L'obiettivo primario è garantire, anche in emergenza, le attività dell'ospedale di Beira e dei dieci centri di salute circostanti, perché tutti possano ricevere cure. Poi, dovremo pensare a ricostruire: abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti", è il grido di aiuto del le organizzazioni umanitarie