A distanza di oltre un mese dal referendum per l'indipendenza, la Catalogna è ancora nel caos e sembra che la situazione si stia complicando ogni giorno di più. Nonostante gli svariati avvertimenti lanciati dal governo centrale di Madrid nel corso delle ultime settimane, il parlamento catalano non ha acconsentito a convocare le elezioni anticipate per evitare il commissariamento della Generalitat con l'applicazione dell'articolo 155, ma anzi ha rilanciato votando a favore della costituzione della Repubblica catalana e, dunque, riconoscendo il risultato referendario dello scorso primo ottobre. Per contrastare la nascita della Repubblica di Catalogna e impedire la secessione della regione autonoma dalla Spagna, il governo centrale ha immediatamente proceduto con il sottoporre al parlamento spagnolo la richiesta di attivazione delle procedure consentite dal 155 e in seguito ha commissariato le istituzioni catalane destituendone i vertici e chiedendone l'incriminazione per ribellione. Il presidente Puigdemont, insieme ad altri membri del governo catalano, è fuggito in Belgio e lì ha dichiarato di non essere intenzionato a tornare in patria in mancanza di garanzie processuali: "Tornerò in Catalogna quando mi verrà garantito un processo giusto, non è una questione con il Belgio, sono qui perché Bruxelles è la capitale europea e chiediamo una reazione dell’Unione perché la Spagna calpesta tutti i suoi valori fondanti come democrazia e libertà politica. La denuncia del procuratore spagnolo persegue idee e persone e non un reato".

Nonostante la fuga di Puigdemont, in Spagna il procedimento giudiziario richiesto dal governo centrale sta comunque andando avanti e dopo l'incriminazione, è arrivata la richiesta della procura generale, la quale ha chiesto alla giudice della Adiencia Nacioanl Carmen Lamela la detenzione preventiva senza cauzione per tutti i membri del Govern catalano accusati di "ribellione", ad esclusione dell'ex ministro Santi Villa che si era dimesso il giorno prima della dichiarazione di indipendenza. La richiesta è stata accettata dalla giudice.

Sono stati portati in carcere l'ex vicepresidente Oriol Junqueras e gli ex ministri Jordi Turull (Presidenza), Josep Rull (Territorio), Meritxell Borras (Goberno), Raul Romeva (Esteri), Carles Mundò (Giustizia), Dolors Bassa (Lavoro) e Joaquim Forn (Interno), comparsi oggi davanti all'Audiencia Nacional. Secondo quanto trapelato, tutti si sono rifiutati di rispondere alle domande. Solo Santi Villa ha parlato per una quarantina di minuti e a lui è stato concesso il rilascio in libertà condizionata. Per Carles Puigdemont, potrebbe invece essere emesso a breve un ordine di arresto europeo e qualora la richiesta venisse accettata, spetterebbe alla giustizia belga eseguire l'ordine e decidere se mantenere gli imputati in carcere per un massimo di circa due mesi.