Un'epoca che a poco a poco svanisce. È questa la sensazione dopo quest'altro lutto che affligge la scena teatrale e cinematografica partenopea. Perché ad andarsene, stavolta, è un pilastro di quel novecento infinito che risponde al nome di Carlo Giuffrè. Napoli è in lutto, lo è in realtà il teatro italiano che a Napoli e ai suoi figli più "dotati" deve gran parte della grandezza del panorama drammaturgico. Così se n’è andato poco prima di compiere 90 anni, Carlo Giuffrè, nato a Partenope nel 1928. La sua lunga e fortunata carriera, condivisa in gran parte col fratello Aldo, si è divisa tra la lunga militanza accanto a Eduardo De Filippo, per cui ha recitato in tantissime celebri commedie che hanno fatto la storia del teatro moderno italiano, oltre al teatro portato in scena con la maturità, dallo stesso De Filippo a Pirandello, passando per Scarpetta.

Ci lascia un grandissimo artista molto amato dal grande pubblico anche per il sodalizio artistico con il fratello Aldo, scomparso nel 2010. Lo ricordiamo per i ruoli accanto a Eduardo de Filippo, nelle tante commedie napoletane e per i numerosi film e le fiction nelle quali ha lavorato fino a pochi anni fa. Scompare un artista vero, un grande napoletano. Il teatro napoletano è in lutto.

Sono le parole del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che per primo non ha esitato a definirlo artista vero. Per cui contava molto, moltissimo la tradizione. Gli albori, il repertorio. Erano le idee fisse di Carlo Giuffrè, che non amava l'esterofilia e quindi aveva fatto della sua carriera una lunga ripresa della tradizione. Ora tocca a lui diventare tradizione. L'onore delle armi bisogna tributarglielo. È stato, a lungo, il miglior interprete di quel personaggio celebre della tradizione partenopea, quel Don Felice Sciosciammocca partorito dalla geniale mente di Eduardo Scarpetta. Scritta nel 1908, "Il medico dei pazzi" è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalità e follia. Capolavoro del teatro napoletano, reso celebre dal film interpretato negli anni Cinquanta da Totò, la commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca, inventata da Scarpetta come una versione umanizzata di Pulcinella, e trovò nel tempo in Carlo Giuffré il suo interprete migliore.

Chi più di lui, nella infinita di sequela di grandi "Sciosciammocca" ha saputo dare al suo Don Felice l'aria sciocca di quel danaroso provinciale che giunge a Napoli per incontrare il nipote Ciccillo che sta cercando di fregarlo e gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente? Certamente nessuno dimenticherà Totò, che resta il numero uno, ma in teatro Giuffrè fu probabilmente il più fedele e autentico interprete di quella maschera buona. Oggi quel personaggio esiste nel repertorio e sulla carta, difficilmente nella mente e negli occhi delle migliaia di spettatori che lo hanno conosciuto avrà un volto diverso da quello di Carlo Giuffrè.