Ventitré. Oggi Yara Gambirasio, la tredicenne morta a Chignolo d'Isola nel 2010 per mano di Massimo Giuseppe Bossetti, compirebbe 23 anni. Se a ogni compleanno siamo qui, puntuali, a celebrane il ricordo, non è solo perché vittima di un caso senza precedenti sotto il profilo investigativo e neanche perché per la prima volta il suo assassino è stato identificato attraverso test genetici a tappeto sulla popolazione locale e a intricate ricostruzioni genealogiche. È perché Yara ha rotto qualcosa di remoto dentro tutti noi. Qualcosa che non ha tanto a che fare con la crudeltà del suo destino, ma con quanto conta di più per noi, la famiglia. Da un lato, infatti, c'è quella di Yara, seconda dei tre figli di Fulvio e Maura e sorella di Keba, Gioele e Nathan. Yara serena e gioiosa, col suo passo ballerino. La sua è la famiglia sana, serena, equilibrata.

Dall'altro c'è quella di Massimo Bossetti, operaio edile un po’ narciso, sposato con Marita, ma interessato, come testimonia la cronologia di Google che le indagini hanno reso nota, a ragazzine dell’età di Yara. Bossetti che non è figlio di colui che gli ha dato il cognome, ma di una relazione clandestina. È il figlio di un segreto che mamma Ester Arzuffi, rinnega. Lei che quando viene chiamata dalla cronaca a spiegare a tutto il Paese dà la colpa al ginecologo e a qualche improbabile scambio di provette. Lei che ha avuto una storia clandestina con un autista di Gorno, Giuseppe Guerinoni, padre legittimo di altri tre figli. Ecco, questo è forse l’aspetto più morboso di tutta la storia, quello della paternità clandestina, delle bugie e dei drammi familiari.

Come quello dei Guerinoni, finiti un giorno sui giornali associati a una uomo che non conoscono e che ha fatto del male a una bambina di 13 anni. Loro, che sono testimoni di Geova e per culto condannano duramente l’adulterio, figurarsi l’omicidio, da questa storia escono devastati, distrutti. È proprio quando l’innocente Yara, la bambina sana, atletica, felice, incontra l’ambiguo Bossetti e il corollario di segreti che si porta dietro, che qualcosa si rompe dentro tutti noi. Ci ferisce doppiamente, perché oltre alla vita strappata di Yara, che mai festeggerà un compleanno, ci mette di fronte all'innocenza spezzata. La sua, ma anche la nostra. E ci conferma, che i delitti non accadono per oscuri incantesimi, ma per un intreccio di eventi e relazioni che nascono proprio dentro la famiglia.