La Cassazione ha accolto il ricorso della difesa di Massimo Giuseppe Bossetti. Annullate  con rinvio le ordinanze con cui la Corte d'Assise di Bergamo aveva dichiarato inammissibile la richiesta degli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Campirini di accedere ai reperti, tra cui 54 campioni di Dna e gli abiti della vittima. La parola torna ora ai magistrati di Bergamo che dovranno nuovamente pronunciarsi sulla possibilità di accedere agli atti. L'esame dei reperti in questione richiesto dai legali di Bossetti – ritenuto colpevole per l'omicidio di Yara Gambirasio – è funzionale al progetto di presentare la richiesta di revisione della sentenza che ha condannato il muratore di Mapello all'ergastolo.Dal carcere di Bollate dove è recluso, Bossetti sta scrivendo una biografia con la sua versione dei fatti.

I fatti risalgono a dieci anni fa, quando il corpo della piccola Yara Gambirasio, 13 anni, scomparsa a novembre da Brembate di Sopra, è stato trovato in un campo in località Chignolo d'Isola. Sebbene la ragazzina aveva sul corpo diversi segni di arma da taglio, l'autopsia avrebbe chiarito che a cagionare la morte della ragazzina, abbandonata nel campo presumibilmente ferita, ma viva, era stata la lunga esposizione alle intemperie. L'arresto di Massimo Giuseppe Bossetti è avvenuto nel 2014. Il muratore è stato identificato grazie a un'indagine genetica condotta confrontando il DNA del killer con quello di tutta la popolazione maschile della Bergamasca. L'operaio è stato identificato dal profilo genetico di ascendenza maschile, quello del padre (naturale), l'autista Giuseppe Guerinoni.Dopo uno dei processi più seguiti nella storia del nostro Paese, è stato condannato all'ergastolo.