La parola chiave è “tredicenne”. A seguire altre keywords caratterizzate da elementi pornografici. Secondo quanto scrive Repubblica, i supporti informatici di proprietà di Massimo Giuseppe Bossetti , in carcere con l'accusa di essere l'assassino di Yara Gambirasio, avrebbero iniziato a dare risultati. E, stando all’indiscrezione del pezzo firmato Berizzi-Colaprico, la posizione del muratore di Mapello non farebbe altro che aggravarsi. Le analisi sui suoi pc mostrerebbero numerosi accessi a siti pedopornografici.  Una ricostruzione che, però, il legale di Bossetti smentisce categoricamente. “Non ci sono accessi a siti pedopornografici”, dice l’avvocato Claudio Salvagni.  “Poiché sono esami ripetibili – ha aggiunto – verificheremo la circostanza con i nostri consulenti. Per ora non posso commentare in quanto sono indiscrezioni imprecise”. In pratica, secondo il giornale, Bossetti sui motori di ricerca del suo computer ha digitato più volte le parole chiave che legano il sesso con ragazzine tredicenni. Parole che sarebbero state funzionali al collegamento con siti pedopornografici.

La difesa di Bossetti: mai su siti pedopornografici

La perizia, sempre secondo Repubblica, rivelerebbe che l'uomo avrebbe fatto questo tipo di ricerca almeno cinque volte, anche se non in tutti i casi è possibile datare l'attività. Ma il legale di Bossetti accusa il quotidiano di restituire una ricostruzione "quanto meno incerta e imprecisa", nel senso che non "contestualizza quando e come ci sarebbero stati questi accessi e se, nel caso la circostanza fosse vera, si sia trattato di una ricerca o di un collegamento vero e proprio". Salvagni fatto notare che il muratore di Mapello ha un figlio di quell'età.

Il caso Yara Gambirasio

Massimo Giuseppe Bossetti è stato arrestato lo scorso 16 giugno. La ragazzina di tredici anni era stata rapita il 23 novembre 2010 all'uscita dalla palestra. Il suo cadavere venne ritrovato tre mesi dopo in un campo. Da quel giorno gli inquirenti si sono messi sulle tracce di “Ignoto1″, il cui profilo corrisponderebbe proprio a quello di Bossetti. Incastrato dal Dna, il carpentiere 44 enne ha sempre sostenuto di essere innocente e si è giustificato, adducendo le frequenti perdite di sangue dal naso, finite probabilmente sugli attrezzi rubati e poi utilizzate per ammazzare le 13 enne di Brembate.