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Vittima dello stupro di gruppo a Palermo in tv: “Mi sono fidata. Ho avuto tanti traumi ma vado avanti”

Il racconto della 19enne vittima dello stupro di gruppo a Palermo lo scorso luglio in tv nella trasmissione Fuori dal Coro condotta da Mario Giordano: “Quella sera ho incontrato A.. Lo conoscevo da prima perché c’era una frequentazione. Mi sono fidata, mi ha fatto il lavaggio del cervello perché quando lo vedevo impazzivo”.
A cura di Ida Artiaco
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"Ero con una amica, mi ha proposto di andare in Vucciria e lì ho incontrato A.. Lo conoscevo da prima perché c'era una frequentazione. Mi sono fidata, mi ha fatto il lavaggio del cervello perché quando lo vedevo impazzivo".

Comincia così il racconto di Francesca, nome di fantasia, la 19enne vittima dello stupro di gruppo consumatosi a Palermo, nella zona del Foto Italico, lo scorso luglio. Una vicenda grottesca, che ha visto indagati 7 giovani quasi due mesi dopo. Uno di loro era minorenne all'epoca dei fatti.

La ragazza è stata intervistata a volto coperto da Mario Giordano nel corso della trasmissione Fuori dal Coro, andata in onda su Rete 4 nella serata di ieri, mercoledì 18 ottobre. Ha raccontato l'inizio di dell'incubo ed anche le conseguenze che quell'episodio ha avuto sulla sua vita.

"Io quello che ho saputo dai giornali è che a quanto pare si era messo d'accordo con gli altri per fare una cosa simile, perché gli avevo detto che in settimana saremmo usciti e lo aveva detto ai suoi amici", ha ricordato Francesca riferendosi a uno degli indagati che avrebbe organizzato la serata durante la quale è stata stuprata dal branco.

Alla domanda: "Lei ne è uscita come una poco di buono, cosa risponde agli hater?", Francesca ha risposto: "Io ho sempre portato contenuti sui social, anche provocatori. Di fatto non li ho tolti nonostante sapessi si potesse generare odio. Volevo rimanere me stessa. Perché devo nascondere quella che sono? La gente purtroppo molto spesso segue degli stereotipi".

E poi ancora: "Questa società è gestita da ciò che i giovani vedono. Se vedono certi comportamenti vanno a replicarli e se hanno vuoti interiori si sfogano con droga e alcol. Anche in me li ho trovati questi vuoti, come la perdita di mia mamma e una vita che non mi ha mai riservato cose belle. Molto spesso è meglio rimanere bambini. C'è molto cyberbullismo e vittimizzazione secondaria che io ho vissuto in prima persona. Ho avuto traumi passati che sono riuscita a superare e questa cosa voglio trasferirla agli altri dimostrando che si può andare avanti. Mi sento vittima della violenza dei social ma non mi voglio fermare perché so che voglio portare un messaggio".

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