Alberto Zangrillo torna sul dibattito innescato dalle sue dichiarazioni di ieri, quando ha detto che il coronavirus clinicamente non esiste più. “Non sono assolutamente pentito, sono rinfrancato dalla forza della verità perché quello che ho detto non è che il virus è scomparso, come maliziosamente qualche testata ha messo nei titoli. Io sono certo che il virus sia ancora tra di noi, però ci sono tanti virus tra di noi. Io ho detto testualmente ‘il virus è clinicamente inesistente, scomparso’. Se uno omette il clinicamente per farmi del male, fa del male a se stesso”: usando queste parole il direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano è intervenuto a Uno, nessuno, 100Milan su Radio24, tornando sulle dichiarazioni che hanno suscitato polemiche e reazioni nella comunità scientifica.

Zangrillo: "Sono molto più scienziato di tanti autoproclamatosi scienziati"

“Io non invito i ragazzi a festeggiare nelle piazze senza mascherine abbracciandosi o baciandosi. Io invito alla prudenza e a osservare le norme di buonsenso che ci porteranno nel giro di un mese a dimenticarci del dramma che abbiamo vissuto. Quando dico queste cose le dico con un retropensiero molto doloroso a tutte le persone che non ce l’hanno fatta e ai loro congiunti”, ha spiegato ancora il professor Zangrillo. E ancora: “Una cosa che trovo fastidiosa di questo paese è che i clinici siano da una parte e gli scienziati dall’altra. Noi dobbiamo intenderci sulla qualifica di scienziato perché se andiamo a vedere i parametri io sono molto più scienziato di tanti autoproclamatosi scienziati, anche facenti parte del comitato tecnico. Perché in Italia e nel mondo per esser scienziati bisogna produrre scientificamente e la produzione scientifica ha dei parametri molto precisi: basta andare nei motori di ricerca e nelle librerie internazionali e vedere quello che ha prodotto scientificamente Zangrillo. E alla fine si vogliamo facciamo la classifica”, ha detto in trasmissione.

Richeldi su Zangrillo: "Dichiarazioni a effetto andrebbero evitate"

Ieri, in seguito alle dichiarazioni di Zangrillo, è arrivata la replica di diversi esperti, dal presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico Franco Locatelli, che ha voluto esprimere “grande sorpresa e assoluto sconcerto” per le parole del direttore della terapia intensiva del San Raffaele e, tra gli altri, da Luca Richeldi, componente del Comitato tecnico scientifico. Quest’ultimo ha parlato delle dichiarazioni di Zangrillo anche oggi intervenendo a Radio24. "Questa è una situazione talmente drammatica e nuova che io credo che le dichiarazioni ad effetto andrebbero evitate perché non sappiamo che effetti potrebbero avere”, ha ribadito Richeldi. "Quello che ha detto il professor Zangrillo è una cosa che è nei numeri e nei dati ormai da settimane – ha aggiunto – con questo ‘clinicamente non esiste più' ha fotografato una situazione che è nei fatti da molte settimane ed è quello che si voleva ottenere con le misure di distanziamento, così drastiche e prolungate, che abbiamo avuto. Ma questa frase, estrapolata dal contesto clinico e tecnico, può dire alla persona che non ha queste capacità di interpretazione, che il virus non esiste più, e questo è rischioso". Per Richeldi, "trovandoci con un virus così nuovo e in una situazione così delicata, andare a rischiare per una frase mi sembra una mancanza di cautela”.

"Casi meno gravi di coronavirus grazie al lockdown"

Il componente del Comitato tecnico scientifico della Protezione civile Richeldi ha anche spiegato di non essere a conoscenza della presunta riduzione della carica virale: “Quello che vedo – ha invece spiegato – è una coincidenza temporale tra le misure di lockdown e la riduzione del numero dei casi che è da imputare alla riduzione della circolazione del virus, questo mi convince e non sarebbe accaduto senza quelle misure di lockdown perché vediamo che in altri Paesi, in cui quelle misure non ci sono state, la situazione è completamente diversa”. Non si tratta insomma di un comportamento del virus autonomo, ma dell’effetto delle misure di lockdown a seguito delle quali si è ridotta la carica infettante e si sono ridotte le forme cliniche.