Producevano vino adulterato in grande quantità e a basso costo con tecniche di alterazione ma spacciato e rivenduto come vino Doc e Igt con enormi profitti. È la grande truffa scoperta dagli uomini del Nas di Lecce che nelle scorse ore ha portato all'arresto di ben undici persone e al sequestro di sei aziende  vitivinicole oltre a decine di perquisizioni in varie zone d'Italia tra Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo. Il blitz dei militari dell'arma è scattato all'alba di giovedì su ordine della magistratura e ha visto impegnati oltre duecento militari provenienti dal Gruppo carabinieri per la tutela della salute di Napoli, cui fa capo il Nas di Lecce, e dalle varie unità territoriali dell’Arma, supportati da un velivolo del 6° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bari, oltre e circa novanta appartenenti all’unità centrale investigativa dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti che fa capo al ministero delle Politiche agricole e alimentari).

Funzionario del Ministero avvertiva dei controlli sul vino

L'operazione definita Ghost Wine, vino fantasma, ha portato all'esecuzione di sei ordinanze di custodia tutelare in carceriere e cinque agli arresti domiciliari, tutte firmate dal Gip  del Tribunale di Lecce su richiesta della locale Procura della Repubblica. Tra gli arrestati la maggior parte sono imprenditori del settore ma anche loro stretti collaboratori che avrebbero partecipato alla truffa e addirittura un funzionario statale dello stesso Icqrf che avrebbe favorito l'attività illecita agevolando pratiche, omettendo controlli e soprattutto avvisando di ispezioni  in corso. Gli indagati in tutto invece sono 41. Le accuse a vario titolo vanno dalla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ed in registri informatizzati alla frode nell’esercizio del commercio, dalla vendita di sostanze alimentari non genuine alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, dal riciclaggio e auto riciclaggio all’attività di gestione rifiuti non autorizzata.

Vino a prezzi concorrenziali a importanti imprese italiane

Secondo gli inquirenti, le indagini hanno portato alla luce  un sistema commerciale illecito, gestito con continuità e da lungo tempo da tre associazioni, per alcuni versi complementari fra loro, che avevano la loro principale attività in provincia di Lecce. I tre gruppi producevano vino scadente alterandolo attraverso la fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute dalla canna da zucchero e dalla barbabietola e poi lo vendevano come  Dop(denominazione origine protetta), IGP (indicazione geografica protetta), DOC (denominazione origine controllata) o addirittura come biologico a prezzi concorrenziali. Grazie a questo sistema mettevano fuori gioco le altre aziende corrette e rifornivano importanti imprese italiane operanti sia sull’intero territorio nazionale che all'estero.

Zucchero e sostanze chimiche per alterare il vino

Come spiegano i Nas, gli indagati usavano "zucchero che unitamente ad altre sostanze, per il tramite di pratiche enologiche illegali, rendevano nuovamente idoneo vino acescente e/o di cattiva qualità per mezzo di una nuova fermentazione, oppure per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato, utilizzati anche nella produzione di aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo di zucchero miscelato ad altre sostanze chimiche in particolare il Fosfato Monopotassico e il Solfato Potassico, generalmente utilizzati come concime". Durante le indagini si è scoperto anche la pratica delle false dichiarazioni di produzione di uve atte a produrre vino DOC e IGT da parte di aziende agricole di proprietà di alcuni degli indagati. Non solo, in altri casi invece il vino veniva importato dall'estero e diventava vino DOC o IGT italiano, in particolare pugliese. Nel corso delle indagini sequestrati di prodotti vinosi e strutture per un valore stimato di circa 70 milioni di euro.