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Vigilante morto nel cantiere olimpico, indagato il datore: “Cordoglio, ma abbiamo rispettato tutte le regole”

“Abbiamo agito nel rispetto delle regole”: lo dichiarano a Fanpage.it i legali della società appaltatrice per cui lavorava Pietro Zantonini, il 55enne morto nel cantiere olimpico. Incognita sull’autorizzazione prefettizia.
A cura di Chiara Daffini
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Pietro Zantonini, morto a 55 anni durante un turno di vigilanza notturna in un cantiere olimpico a Cortina d’Ampezzo
Pietro Zantonini, morto a 55 anni durante un turno di vigilanza notturna in un cantiere olimpico a Cortina d’Ampezzo

È indagato per omicidio colposo il titolare unico della srl per cui lavorava Pietro Zantonini, morto lo scorso 8 gennaio a 55 anni mentre era di turno notturno per vigilare un cantiere olimpico a Cortina d'Ampezzo.

La società in questione, appaltatrice del servizio di vigilanza per il cantiere dello stadio del ghiaccio, ha otto dipendenti e un capitale sociale di mille euro.

Da visura camerale risulta registrata come "attività di reception e portierato, ad esclusione del servizio di guardia armata e delle attività soggette ad autorizzazione)". Eppure per il servizio di vigilanza dei cantieri, anche in caso di vigilanza non armata, è richiesta l'autorizzazione prefettizia, ai sensi dell'articolo 134 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

"Stiamo cercando di appurare se questa autorizzazione era in essere oppure no", commenta a Fanpage.it l'avvocato Francesco Dragone, legale della famiglia Zantonini.

D'altronde è la stessa società, sul web, a vantare "più di cento collaboratori e 20 anni di esperienza nella guardiania dei cantieri e nella vigilanza cantieri edili", promettendo "servizi di monitoraggio cantieri H24, videosorveglianza cantieri con telecamere IP e sorveglianza cantieri con pattugliamenti mirati e piantonamento notturno".

Ed è proprio durante un piantonamento notturno, con temperature che a Cortina d'Ampezzo si aggiravano intorno ai -15 gradi, che Pietro Zantonini ha avuto un malore fatale. "La famiglia – ribadisce l'avvocato Dragone – vuole chiarezza sulle cause di questo malore, capire cioè se sia correlato alle condizioni in cui Pietro si è trovato a lavorare negli ultimi mesi".

Condizioni che era stato lo stesso 55enne, in diversi messaggi e chiamate ai familiari, a definire insostenibili, spiegando anche che alcuni colleghi avevano abbandonato l'impiego proprio perché non riuscivano più a tollerare turni notturni così lunghi con temperature estremamente basse.

Secondo quanto ricostruito, infatti, il servizio durava dalle 19 di sera alle 7 del mattino e la mansione consisteva nell'alternare la guardia all'interno di un gabbiotto riscaldato da una stufetta con giri di perlustrazione e registrazione video in tutta l'area del cantiere.

Pur tentato di lasciare, Pietro aveva deciso di resistere: "Era lì per mantenere la sua famiglia", ha spiegato nei giorni scorsi il fratello Antonio a Fanpage.it. Zantonini prima di perdere conoscenza sarebbe riuscito ad avvertire i colleghi, dai quali è partita la chiamata ai soccorsi, ma una volta giunto sul luogo il personale sanitario non è riuscito ad evitare il peggio.

Contattata da Fanpage.it, la srl per cui lavorava Pietro con un contratto in scadenza a fine gennaio rimanda ai propri legali, gli avvocati Andrea Rossi, Marco Secchi e Vinicio Nardo.

In una nota scrivono: “Con riferimento alla prematura scomparsa del signor Pietro Zantonini, la società appaltatrice esprime alla famiglia profondo cordoglio per il tragico evento occorso. La società ribadisce, in ogni caso, il totale rispetto delle prescrizioni di sicurezza e sanitarie e la sua massima disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria”.

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