“Vieni a giocare alla Play”, e violenta il cugino di 7 anni: genitori condannati a 300mila euro di risarcimento

Ha abusato a 14 anni del cuginetto di 7 per due estati, all'inizio con la scusa di voler giocare con lui alla Playstation, ma dopo la denuncia da parte della famiglia della vittima, i suoi genitori sono stati condannati a pagare un risarcimento di 300mila euro, perché considerati responsabili per mancata vigilanza e per mancata educazione. È successo a Venezia: secondo quanto riporta Il Gazzettino, così come stabilito nei giorni scorsi dal giudice in sede civile, il denaro andrà diviso tra il ragazzino, la mamma e il papà. Ma facciamo un passo indietro.
I fatti risalgono al 2017 e al 2018: il ragazzo più grande, che all'epoca aveva 14 anni, invitò il cuginetto di 7 a casa con la scusa di giocare la Playstation. E invece cominciò un vortice di minacce e violenze durato poi due anni, due estati in cui la vittima subiva in silenzio, addossandosi anche la colpa di quanto successo. Ma alla fine ha deciso di confidarsi con la mamma, che ha denunciato tutto alle forze dell'ordine. La donna ha registrato il racconto del figlio e poi ha fatto lo stesso col nipote, fornendo in seguito entrambi ai carabinieri. Da lì sono cominciate le indagini.
A marzo del 2019 la vittima è stata ascoltata nel corso di un incidente probatorio in audizione protetta, in cui ha raccontato nei dettagli i tranelli del cugino più grande, le sue minacce e ciò che era obbligato a fare. Dal verbale della sentenza si evince che l'allora 14enne abbia agito sfruttando "le condizioni di inferiorità fisica e psichica dovute alla tenera età" del cuginetto. Nel 2020, all'età di 17 anni, il giovane ha presentato una memoria difensiva in cui ha ammesso le sue colpe, si è detto pentito e ha chiesto la sospensione del procedimento penale a suo carico per accedere alla messa in prova. Nel 2021, al compimento della maggiore età, ha ricevuto una sentenza di non luogo a procedere: in un anno e sei mesi il 18enne si era messo a disposizione di una realtà di volontariato, era stato seguito dai servizi sociali e da uno psicoterapeuta.
Ma dal punto di vista civile non era finita lì. In questa sede i genitori della vittima hanno continuato la loro battaglia, assistiti dall'avvocata Giorgia Plea. E il giudice ha dato loro ragione, condannando la mamma e il papà del cugino più grande, ritenuti responsabili per mancata vigilanza e per mancata educazione, e il procedimento di ravvedimento del figlio non ha cambiato nulla in questo senso.