Qual è la durata della protezione dei vaccini contro il Covid-19? Ed è vero che la sperimentazione è stata abbreviata per avere in tempi più stretti decine di milioni di dosi pronte all'uso? A questa e ad altre domande ha risposto l'Aifa con un nuovo documento pubblicato questa mattina, una serie di domande e risposte sulla sicurezza, l'efficacia e le modalità di somministrazione dei vaccini finora approvati, cioè Pfizer-BionTech, AstraZeneca, Johnson & Johnson e Moderna. Finora ne sono state somministrate poco meno di 40 milioni di dosi in tutto, mentre la popolazione che ha completato il ciclo vaccinale è composta da 13.494.566 di persone, pari a poco meno del  25% della popolazione.

Durata di sperimentazione e protezione dei vaccini

Un anno fa l'ipotesi di avere non uno, ma quattro vaccini approvati veniva descritta dagli scienziati come utopistica, eppure l'impegno dei ricercatori di tutto il mondo ha fatto sì che ciò accadesse. Sono molti, però, a domandarsi se i tempi per le sperimentazioni siano stati contratti a discapito della sicurezza: "Gli studi che hanno portato alla messa a punto dei vaccini COVID-19 non hanno saltato nessuna delle fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza previste per lo sviluppo di un medicinale – spiega l'Aifa -, anzi, questi studi hanno visto la partecipazione di un numero assai elevato di volontari, circa dieci volte superiore a
quello di studi analoghi per lo sviluppo di altri vaccini. La rapida messa a punto e approvazione si deve alle nuove tecnologie, alle ingenti risorse messe a disposizione in tempi molto rapidi e a un nuovo processo di valutazione da parte delle Agenzie regolatorie, che hanno valutato i risultati man mano
che questi venivano ottenuti e non, come si faceva precedentemente, solo quando tutti gli studi erano completati". Quanto alla durata della protezione dei vaccini "non è ancora definita con certezza perché fino ad ora il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus suggeriscono che dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi".

Le modalità di vaccinazione ai guariti dal Covid

Anche chi  guarito dal Covid-19 deve vaccinarsi? La risposta dell'Aifa è sì: "Nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica) è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa. Ciò non è da intendersi applicabile ai soggetti che presentino condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, nei quali si raccomanda di proseguire con la schedula vaccinale autorizzata".

Come sapere se si può ricevere il vaccino e a chi comunicare eventuali reazioni avverse

Come spiega l'Agenzia Italiana del Farmaco "prima della vaccinazione il personale sanitario pone alla persona da vaccinare una serie di semplici ma
precise domande, utilizzando una scheda standardizzata, e valuta se la vaccinazione possa essere effettuata o rinviata. Inoltre l’operatore verifica la presenza di controindicazioni o precauzioni particolari". Coloro che dopo il vaccino dovessero riportare reazioni avverse possono segnalarlo al proprio medico di fiducia  o a qualunque altro operatore sanitario, secondo il sistema nazionale di farmacovigilanza vigente. "Inoltre, chiunque può segnalare in prima persona una reazione avversa utilizzando una delle modalità indicate sul sito AIFA". Le persone che hanno avuto una reazione avversa grave, allergica e non, alla prima dose, non devono sottoporsi alla seconda dose.