Nata dallo sforzo di tre giovani piemontesi, Humus è una startup a vocazione sociale che si pone l'obiettivo di contrastare il lavoro nero in agricoltura e le conseguenti derive del caporalato.
L'idea prende forma nel 2017 in Valle Grana in provincia di Cuneo, dall'incontro tra l'associazione di promozione sociale MiCò e il centro di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo della zona. Come spiega Claudio Naviglia Ceo di Humus: "Inizialmente siamo stati chiamati con l'associazione Micò a lavorare  a progetti di inserimento dei migranti insieme alla popolazione locale, per gestire una situazione non facile con gli abitanti". Nasce così una prima rete di contatto tra un gruppo di aziende "virtuose", attente alla sostenibilità sociale e all'eticità dei loro contratti di lavoro e gli ospiti del centro di accoglienza.

Da questa prima esperienza positiva il progetto si è allargato e ad oggi comprende anche la piattaforma Humus Job che permette ai lavoratori di caricare i propri profili professionali online e alle aziende di fare rete e trovare manodopera. "In circa 5 mesi di attività sono più di 2500 le persone in tutta Italia che si sono iscritte sulla piattaforma per cercare lavoro – spiega Naviglia – complice la pandemia di coronavirus che ha incentivato le ricerche online. Mentre sono circa 30, per ora, le aziende che si sono registrate".

Ma Humus non si limita a mettere in contatto domanda e offerta. Attraverso diversi servizi, tra cui corsi di formazione e consulenze sui contratti di rete, offre soluzioni concrete ai problemi che le aziende agricole si trovano ad affrontare nel momento in cui decidono di assumere personale. Il contratto di rete è una forma di aggregazione tra imprese, che prevede la collaborazione e la cooperazione tra le aziende che si trovano così a poter condividere non solo strumenti e tecnologia ma anche la manodopera. In questo modo grazie alla circolarità stagionale di produzioni differenti, ogni azienda impiega il lavoratore in modo regolare per il tempo necessario e a fine mese pagherà la risorsa in percentuale, in base alle ore di lavoro effettivamente svolte.

Per incentivare l'adesione al progetto da quest'anno Humus assegnerà inoltre, alle aziende che dimostreranno la loro sostenibilità sociale anche attraverso dei controlli, un bollino etico: "Non è una vera e propria certificazione – precisa Naviglia – ma un simbolo dell'impegno delle aziende nei confronti della eticità e della sostenibilità del lavoro che offrono, un modo per segnalare il loro valore aggiunto". L'obiettivo per il futuro è quello di lanciare un contratto di rete a livello nazionale.

Una sfida, quella della start up piemontese, quanto mai necessaria considerando che le condizioni del lavoro agricolo sono spesso al limite dello sfruttamento. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Placido Rizzotto, sono 400.000 le persone investite dal fenomeno del caporalato, l’80% straniere. Il caporalato costituisce un indotto di 4,8 miliardi di Euro e un’evasione fiscale pari al’1,8%. In Italia sono circa 1.600.000 le aziende agricole e, tra queste, il 39% assume la manodopera con contratti non regolari. I lavoratori in agricoltura sono 1.200.000. Di questi, 405.000 sono stranieri e il 72% lavora con contratti non regolari. I lavoratori stagionali sono 1.050.000 e di questi 370.000 sono stranieri.