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27 Agosto 2019
16:03

Ucciso con una pistola da macello: indagati 2 fratelli per l’omicidio di Willy Branchi

Attirato in trappola, seviziato e poi finito con una pistola da macello. È l’orribile sorte del 18enne Willy Branchi, vittima di un brutale delitto avvenuto a Goro (Ferrara), nell’88 e rimasto irrisolto per 30 anni. La procura ha iscritto nel registro degli indagati due fratelli mentre altre otto persone sono indagate per aver detto il falso durante le indagini iniziale. Sin dal primo momento, infatti, alcuni in Paese tentarono di coprire l’agghiacciante verità sulla morte del 18enne.
A cura di Angela Marino
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Due fratelli sono stati iscritti nel registro degli indagati per la morte di Willy Branchi, il diciottenne ucciso con una pistola da macello e abbandonato nudo sull’argine del Po, a Goro, nel 1988. È l'ultima novità dell'inchiesta riaperta, su impulso della famiglia rappresentata dal legale Simone Bianchi, nel 2014 dal pm Andrea Maggioni sulla morte del giovanissimo Wilfrido Branchi, picchiato, denudato e abbandonato cadavere in riva al fiume la sera del 30 settembre 1988.

Secondo quanto ricostruito dalle nuove indagini Willy sarebbe stato attirato in trappola in via Buozzi, dove sarebbe stato aggredito e percosso selvaggiamente non lontano dall'abitazione di un testimone, Rodrigo Turolla, sarto, che raccontò che all’indomani dell’assassinio sentì dire che "Willy era stato caricato" proprio lì consegnando anche un laccio di una felpa appartenente al ragazzo ritrovato nel suo stesso garage. Da lì sarebbe stato trascinato in via Cervi, dove all'epoca esisteva un locale adibito a stalla, con degli anelli al muro per gli animali. Secondo la ricostruzione attuale Willy sarebbe stato incatenato proprio lì e dopo aver subito sevizie sarebbe stato finito con una pistola da macello. Dal capanno, attraverso una stradina sterrata, sarebbe poi stato trascinato lungo l'argine del Po, dove è stato ritrovato nudo. Pur essendo a pochi passi dal fiume, dove potevano facilmente sbarazzarsi del corpo, gli assassini lo avrebbero invece abbandonato perché sorpresi da qualcuno o qualcosa. Alcuni testimoni riferirono che quella notte si udì l'abbaio di un cane e la sua corsa e forse fu proprio l'arrivo del cane a mettere in fuga gli aggressori di Willy.

Le indagini, che all'epoca si indirizzarono verso la figura di Valeriano Forzati, morto in carcere per altro reato, non solo non videro la collaborazione dei cittadini, ma furono addirittura depistate da alcuni testimoni, oggi indagati con l'accusa di falso. Fra questi anche il parroco di Goro Tiziano Bruscagin, che all'epoca avrebbe detto al maresciallo incaricato delle indagini di sapere chi aveva ammazzato Willy e che oggi, durante un confronto con lo stesso maresciallo, ha negato di averlo mai saputo.

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