Tutte le bufale di Trump sul cambiamento climatico e le energie rinnovabili smontate da Luca Mercalli

Nel suo lungo intervento di ieri al Forum di Davos Donald Trump non ha parlato solo della pretesa di acquisire il controllo della Groenlandia: il Capo della Casa Bianca ha infatti inanellato una serie incredibile di bufale riguardanti il cambiamento climatico e le energie rinnovabili, invitando esplicitamente gli alleati del Vecchio Continente ad abbandonare la transizione energetica e puntare invece su petrolio, gas e carbone, "guarda caso" proprio tra le fonti che maggiormente hanno finanziato la sua corsa alla Casa Bianca.
Il Presidente USA ha detto che le preoccupazioni sulla crisi climatica sono – testualmente – "fake news" che i "radicali" vorrebbero imporre anche agli Stati Uniti. Ha aggiunto che "più un Paese ha impianti eolici, più perde denaro e peggiore è il suo andamento economico", suggerendo di conseguenza di puntare sulle fonti fossili. Parlando della Cina, Paese leader nella produzione di energia da fonti rinnovabili, Trump ha sostenuto che "vende l’eolico solo a persone stupide", invitando quindi l’Europa ad avviare una nuova stagione di trivellazioni nel Mare del Nord e a seguire il suo esempio: "Durante la mia leadership la produzione di gas degli Stati Uniti ha raggiunto nuovi record e anche la produzione di petrolio adesso è aumentata da 732 barili a 1000 barili al giorno".
Secondo Trump "gli Stati Uniti hanno evitato il collasso catastrofico che hanno vissuto alcuni Paesi europei che vogliono andare avanti con questa idea dell'energia pulita, ma in realtà molti pensano che questo potrà distruggere la vostra terra e potreste perdere in questo modo anche milioni e milioni di dollari".

Parole in libertà, dette però dal capo della prima potenza mondiale. Dichiarazioni che Luca Mercalli – intervistato da Fanpage.it – liquida senza giri di parole come pura e semplice propaganda. "La prima cosa da fare è sempre guardare chi parla", attacca. "Questa critica arriva da un personaggio che ha un interesse enorme nelle energie fossili. Non è una posizione imparziale, è la difesa di un modello economico".
Mercalli: "Trump sostenuto dalle grandi corporation del petrolio"
Secondo il climatologo, Trump non sta semplicemente esprimendo un’opinione politica, ma sta portando avanti una strategia industriale e commerciale aggressiva. "Sappiamo benissimo che Trump è stato sostenuto economicamente dalle grandi corporation del petrolio, del carbone e del gas. Sappiamo anche che oggi gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a catturare il mercato europeo del gas, dopo averlo sottratto a quello russo".
Un’operazione che ha conseguenze dirette sull’ambiente e sulle bollette. "Il gas americano non arriva via metanodotto, arriva con le grandi navi gasiere. Questo significa che viene prima compresso, poi trasportato attraversando l’oceano e infine rigassificato. È un processo molto più inquinante. E il prezzo, ovviamente, lo decidono loro". Altro che sicurezza energetica. "Questa non è indipendenza, è una nuova forma di dipendenza".
Per Mercalli, è proprio questo contesto a rendere grottesche le accuse rivolte alle rinnovabili. "Quando dietro una critica c’è un interesse economico così evidente, quella critica è già screditata in partenza". L’idea che eolico e solare farebbero "perdere soldi" ai Paesi che li adottano viene definita "una banalizzazione propagandistica". "È come dire che costruire una rete elettrica nel 1900 fosse un disastro economico perché all’inizio costava tanto".
Il punto centrale del discorso di Trump, ribadisce Mercalli, è la totale incapacità – o mancanza di volontà – di ragionare sul medio-lungo periodo. "La transizione energetica non è una cosa che giudichi in due anni. È un processo che richiede decenni. Si parte con tecnologie nuove, inizialmente più costose, che poi migliorano, diventano più efficienti, costano meno e si integrano in una rete elettrica che ha più di cento anni".

"Trump ragiona come se tutto dovesse dare un profitto immediato"
Trump, invece, "ragiona come se tutto dovesse dare un profitto immediato". Ma l’energia non funziona così. "All’inizio devi investire. È normale che non vedi subito il vantaggio, se non in momenti particolari. Oggi, ad esempio, sappiamo che nelle ore centrali delle giornate estive l’energia fotovoltaica ha un costo praticamente zero". Il fatto che questo non si rifletta ancora pienamente sulle bollette "dipende dai meccanismi di mercato e dal fatto che quei risparmi vengono reinvestiti per rifare reti elettriche obsolete".
Reti che, sottolinea Mercalli, "vanno completamente ripensate". "Bisogna rifare le linee, migliorare le connessioni internazionali, adattare l’architettura di rete a una produzione distribuita. Tutti investimenti che torneranno indietro nel tempo, come è successo con la rete elettrica costruita nel secolo scorso".
Eolico e solare superano i fossili nella produzione elettrica dell’UE
I dati europei più recenti dimostrano che la direzione imboccata è quella giusta. Nel 2025, per la prima volta, eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili nell’Unione Europea: 30% contro 29%. A certificarlo è la European Electricity Review pubblicata dal think tank Ember, che analizza i dati di tutti i 27 Paesi UE. "Questo storico sorpasso mostra quanto velocemente l’Unione Europea si stia muovendo verso un sistema elettrico alimentato da sole e vento", spiega Beatrice Petrovich, autrice del rapporto.
Mercalli: "Le fonti rinnovabili ci rendono meno ricattabili"
Nel complesso, le rinnovabili hanno coperto il 48% della produzione elettrica europea nel 2025, nonostante un anno sfavorevole per idroelettrico ed eolico. Il vero motore della crescita è stato il solare, aumentato di oltre il 20% per il quarto anno consecutivo, fino a raggiungere il 13% dell’elettricità UE, superando carbone e idroelettrico. In cinque anni, la quota combinata di eolico e solare è salita dal 20% al 30%, mentre i fossili sono scesi dal 37% al 29%.
Numeri che, secondo Mercalli, "smontano completamente la narrazione di Trump". "Altro che economie in crisi: qui siamo davanti a un cambiamento strutturale". Anche l’Italia è coinvolta. Nel 2025 la produzione elettrica da solare è cresciuta del 24%, arrivando al 17% del totale. Eppure proprio l’Italia è uno dei Paesi che paga di più la dipendenza dal gas. Insieme alla Germania, è in testa per costi di importazione: nel 2025 l’UE ha speso 32 miliardi di euro in gas per produrre elettricità, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente.
"La dipendenza dal gas rende l’Europa vulnerabile al ricatto dei Paesi esportatori e fa aumentare i prezzi dell’elettricità", avverte Petrovich. Mercalli concorda e rilancia: "Se continui a basarti sul gas importato, sei per definizione ricattabile. Se invece produci energia sul tuo territorio con sole, vento e acqua, sei molto più libero".
Trump ignora anche uno dei pochi veri nodi aperti della transizione: l’intermittenza. "È vero che una rete basata su eolico e solare è più fragile di una basata su fonti programmabili", ammette Mercalli. "Ci sono giorni senza vento e senza sole. Ma questa non è una scusa per non fare la transizione, è il motivo per cui serve investire nello stoccaggio".
L'UE investe troppo in armamenti, dovrebbe puntare sulle rinnovanbii
Batterie e idrogeno sono le chiavi. "Le batterie oggi permettono di accumulare energia per alcune ore, non per mesi. Per lo stoccaggio stagionale la strada più promettente è l’idrogeno". Una strada ancora in sviluppo, ma non impossibile. "Il problema è che invece di investire miliardi nella ricerca sull’idrogeno, preferiamo spenderli in armamenti. Così rallentiamo una soluzione che sarebbe strategica".
Infine, il grande rimosso del discorso trumpiano: il clima. "Trump è un negazionista climatico perché deve difendere il suo mercato fossile", accusa Mercalli. "Ma i dati scientifici non sono opinioni". I rilevamenti del sistema Copernicus confermano che il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati. "Siamo in pieno sviluppo della crisi climatica e questo comporterà danni enormi alla società e all’economia".
Dietro gli attacchi di Trump alle rinnovabili c’è infine anche la competizione globale con la Cina. "Gli Stati Uniti hanno scelto di uscire dalla produzione di tecnologie rinnovabili, la Cina no", conclude Mercalli. "Ora Pechino è leader mondiale e Trump reagisce attaccando il settore. Non perché non funzioni, ma perché funziona troppo bene. Ma non per lui".