"Abito qui da 34 anni e non mi era mai capitata una cosa del genere" così Oumar Seye, senegalese di origine ma con cittadinanza italiana, ha commentato con rammarico quanto gli è capitato nei giorni scorsi per le strade di Negrisia, piccola frazione del comune di Ponte di Piave, in provincia di Treviso. Il 53enne è stato preso di mira con insulti a sfondo razzista da una coppia di coniugi residenti della zona solo perché si aggirava per le strade del posto chiedendo una informazione. L'episodio risale al pomeriggio di martedì 13 agosto. Erana le 16.30 circa e Oumar Seye era in cerca di un ambulatorio medico che si trova in zona.

"Sono arrivato nel centro del paese ma non riuscivo a trovare l’ambulatorio. Son sceso dall'auto per chiedere informazioni. Ho chiesto aiuto ad alcune persone del luogo. Da una porta è uscito un uomo che non conosco, subito dopo una donna" ha ricostruito il 53enne, aggiungendo: "Ho chiesto dove fosse l’ambulatorio. Mi hanno chiesto a loro volta dove abitavo e perché ero lì. E alla mia risposta, mi hanno detto che se non sapevo dove ero potevo andarmene a casa in Africa". "Sono stato assalito da questa persona con insulti, mi ha chiamato negro e mi ha invitato, se così si può dire, a tornare in Africa. Lo dice a me, che abito qui da 34 anni" ha ricordato Oumar Seye che ha anche registrato tutto in un video con il suo telefonino. Un’esperienza davvero brutta per il 54enne che è sposato con figli ed è ben integrato nel tessuto sociale locale dove vive ormai da decenni tanto da essere diventato anche presidente dell’associazione Multietnica di Ponte di Piave e Salgareda.

Nessun pentimento: "I negri rovinano l'Italia… è colpa loro"

"I negri rovinano l'Italia… è colpa loro. Quello si è fermato in auto e mi ha chiesto dov'era il medico. Ma io mica sono una guardia comunale" ha ribattuto, senza pentimenti,  l'uomo che si vede insieme ad un'altra donna nel video girato da Oumar Seye. "Ha cominciato a bestemmiare e siamo a due passi dalla chiesa: una pazzia pura, ho le prove, con mia moglie abbiamo fatto le foto. Quello che vi hanno raccontato è falso" ha riferito l'uomo a Il Gazzettino non negando però gli insulti razzisti. "È quello che penso: voglio essere rispettato e credo che persone così debbano essere rispedite a casa. Vengono qua e credono di comandare, ma non sanno neppure scrivere in italiano. Se io facessi una cosa del genere in Senegal, mi prenderebbero a calci fino a Ponte di Piave".