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Trento, artigiana invalida tassata come se fosse sana

La vicenda di una donna di 49 anni denunciata dalla Federcontribuenti: ha ottenuto l’invalidità al lavoro al 47% ma per vivere ha aperto un’attività artigianale e ora, con una partita Iva, viene tassata come se fosse sana. E lei, alle prese con Equitalia, dice di non farcela più.
A cura di Susanna Picone
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La Federcontribuenti ha denunciato la storia di una donna trentina di 49 anni, invalida al 47%, ma costretta a lavorare e, soprattutto, a pagare le tasse come se fosse sana al 100%. Si tratta di una persona che – racconta Il Gazzettino – lavora da quando aveva 14 anni e che dopo aver ottenuto l’invalidità al lavoro ha aperto un’attività artigianale. Ora, con una partita Iva, è costretta a pagare i contributi come se fosse, appunto, sana. “Non ce la faccio più a sopportare questa umiliazione e non riesco più a lavorare come un asino quando ho le commesse per farlo”, si sfoga così l’artigiana trentina alle prese con Equitalia.

Parla anche delle giornate a letto per il mal di schiena “che non vengono conteggiate come possibili fermi lavoro dall’Agenzia delle Entrate”. L’artigiana, che effettua ricami personalizzati su capi di abbigliamento a Riva del Garda, per la sua attività ha comprato una macchina da 20mila euro che le fa guadagnare poco più di 30 centesimi l’ora. Il presidente di Federcontribuenti, commentando questa storia, parla di un’ingiustizia nei confronti della donna che lavora, se ha lavoro, poche ore al giorno e non tutti i giorni “pagando ogni imposta diretta e indiretta”.

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