Tragedia Natisone, la mamma di Patrizia Cormos: “Nessuno dimentichi questi ragazzi, giustizia sia uguale per tutti”

"Speriamo di trovare giustizia e verità per mia figlia, la Procura di Udine ha fatto un grandissimo lavoro prendendo a cuore questa tragedia e decidendo di vedere chiaro in quello che è capitato". A parlare è la mamma di Patrizia Cormos, la giovane morta insieme ad altri due ragazzi, Bianca Doros e Cristian Molnar, nella tragedia del fiume Natisone. La ragazza fu la prima ad allertare il 112 il 31 maggio del 2024, quando la piena travolse lei e gli amici. "Sono contenta che il Procuratore in persona voglia partecipare al processo, lo ringraziamo di cuore per quello che ha fatto"ha sottolineato la mamma di Cormos.
Dalla prossima udienza, il processo si terrà in un'aula di tribunale più capiente proprio per il grande interesse mostrato dai cittadini, soprattutto dagli amici dei tre ragazzi che hanno deciso di partecipare all'udienza di oggi, martedì 3 marzo, per l'ammissione dei testi. In tribunale è stato confermato che saranno ascoltati audio e telefonate di quanto accaduto nella giornata del 31 maggio di due anni fa.
Gli imputati sono 3 vigili del fuoco intervenuti quel giorno e un infermiere della Sores con l'accusa di omicidio colposo. Il processo per la morte dei tre ragazzi, che secondo l'accusa avrebbero potuto essere salvati con soccorsi tempestivi, è stato aggiornato proprio oggi al 24 marzo dopo l'ammissione di circa 50 testimoni per le prossime settimane.
La mamma della 20enne che più volte ha chiamato il 112 mentre la piena travolgeva lei e gli amici era presente in aula, circondata dai ragazzi che volevano bene a sua figlia. "C'erano tantissimi giovani che la amavano, tutti gli amici che l'hanno conosciuta veramente – ha detto -. Patrizia era una ragazza straordinaria, una figlia, una sorella e una studentessa incredibile, oltre che un'amica con la ‘A' maiuscola. Non la dimenticheranno mai, nessuno dovrà dimenticare questi ragazzi e la tragedia che ha rovinato le nostre vite. Saremo qui e lotteremo ogni volta, sperando che la frase scritta in aula, quella secondo la quale la giustizia è uguale per tutti, sia reale. Se qualcuno ha sbagliato, deve risponderne".