"Le tenevo la mano, poi ad un certo punto la stringevo solo io, lei non rispondeva". S.S. è una delle amiche di Asia Nasoni, morta a 14 anni nella tragedia di Corinaldo. Anche lei era alla Lanterna Azzurra la notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018, in attesa del concerto di Sfera Ebbasta, quando si è scatenato il panico per l'utilizzo di uno spray al peperoncino che ha innescato il fuggi fuggi generale. Sette persone sono decedute quella sera, travolte dalla folla che si è avventata contro l'unica uscita del locale. Insieme ad un'altra coetanea, L.A., ha ricordato  ai microfoni di Fanpage.it quanto successo nella cittadina in provincia di Ancona un anno fa, in quella strage che avrebbe potuto costarle la vita, ma alla quale è riuscita per miracolo a sopravvivere.

"Non eravamo andate lì tanto per Sfera – hanno raccontato -, quanto perché ci andavano tutti. La preparazione è iniziata due mesi prima, quando già cominciavamo a scegliere cosa mettere, cosa fare quella sera. Asia aveva scelto quella maglia settimane prima e ogni tanto la madre urlava perché perdeva tutti i brillantini dentro casa. La provava spesso, le piaceva tanto". La sera del 7 dicembre 2018 le ragazze sono arrivate con un gruppo di amici alla Lanterna Azzurra intorno alle 23.30. "All'inizio non c'era molta gente. Poi il locale si è riempito a tal punto che non si riusciva a ballare. Avevamo un tavolo quella sera, quindi salivamo sui balconi di sopra". Finché non è scoppiato il fuggi fuggi generale. "Stavamo ballando quando hanno cominciato a bruciarci gli occhi – hanno continuato -. Non riuscivamo a respirare così ci siamo diretti tutti verso l'uscita".

A quel punto, S. ha ricordato come Asia abbia preso la sua mano, chiedendo aiuto perché non riusciva a respirare. "Io non sentivo niente, stavo bene – ha precisato -. Lei invece ha iniziato a correre verso l'uscita, abbiamo perso le altre e siamo rimaste solo noi due. Siamo arrivate ai gradini e poi è cascata. Io ho continuato a tenerle la mano, ho cercato di farla rialzare ma non so come ci siamo ritrovate davanti a tutti e sdraiate per terra con molte persone sopra". Lei è riuscita a tenere la testa fuori dalla calca, e questa è stata la sua fortuna: "Asia aveva la testa sotto. Inizialmente mi stringeva forte la mano e parlava. Piano piano, ha preso a non parlarmi più ma la mano continuava a stringerla. Dopo un po' non riusciva neanche più a fare questo. Gliela tenevo sempre io. Lì ho capito che forse stava succedendo qualcosa. Poi è arrivato un nostro amico. Io ero incastrata con una gamba, ci ha messo un po' a tirarmi fuori e mi ha portato di lato, su un muretto. Ha provato poi a prendere Asia. Io non capivo bene cosa stesse succedendo. Sono tornata da lui e ho visto una ragazza stesa per terra. Era lei con gli occhi socchiusi, quasi ribaltati all'indietro. Il medico le faceva il massaggio cardiaco e quando mi ha visto le ha preso il battito, mi ha guardata, ha fatto cenno di "no" e se la è caricata in spalla, passando all'interno del locale. Sono andata nel parcheggio e ho trovato loro, gli altri amici, a cui ho detto che Asia stava male. Mi ero convinta che ce la facesse, anche se sapevo che la situazione era grave. Non ci volevo credere".

Una situazione surreale per dei ragazzi di 14 anni. Eppure la loro amica Asia era tra le 7 vittime della strage di Corinaldo. "Sembrava di essere in un film, come quando non si vede più nulla, si vede sfocato, non capivo, sentivo le persone intorno a me ma come se fossero distanti – ha concluso -. Asia la conoscevo da tantissimo tempo, abbiamo frequentato insieme l'asilo. C'eravamo sempre l'una per l'altra, litigavamo spesso ma non riuscivamo a stare lontane. La ricordo per il suo sorriso stupendo e gli occhi sinceri. Mi manca molto ma sua madre ci ha detto che se una persona continui a sentirla nel cuore non puoi dire che ti manca. Lei è comunque vicina a noi sempre".