Torturò e uccise la cucciola Pilù, poi pubblicò le sevizie online: niente sconto di pena

Ha seviziato e ucciso il cane della sua fidanzata di allora, probabilmente per vendetta. Non contento del crimine commesso, ha voluto condividere la sua crudeltà pubblicando sui social i video di quei terribili momenti: l'animale è stato più volte sbattuto al muro, seviziato con un pennarello e costretto a ingoiare detersivi, alcolici e altre sostanze tossiche. Il cagnolino è morto quindi di stenti.
I fatti risalgono al maggio del 2015 ma la donna ha scoperto la verità solo quattro mesi dopo e ha deciso così di denunciare l'ex fidanzato alle autorità. Solo ieri è iniziato il processo a Pistoia che vede il 31enne autore dei video come unico imputato, accusato di aver ucciso e torturato la piccola Pilù, femmina di Pincher nano. Di fronte al tribunale si sono dati appuntamento gli animalisti provenienti da diverse parti d'Italia per chiedere giustizia per il povero cane. Non solo pene esemplari per il 31enne alla sbarra, ma anche la richiesta di riformare la legge che disciplina questo tipo di reato sugli animali.
Nella giornata di ieri 2 novembre 2020, gli animalisti hanno avuto però la loro prima vittoria: la giudice Daniela Bizzarri, chiamata a dare sentenza del caso, ha respinto la richiesta di patteggiamento della pena avanzata dal difensore dell'imputato (non presente in aula). Ha negato anche la richiesta di messa alla prova, l'istituto alternativo al processo previsto per reati che contemplano pene al di sotto di una certa entità. Ha raccolto poi le richieste di costituzione di parte civile presentate dagli avvocati di varie associazioni animaliste: Lega Nazionale per la difesa del cane, Oipa, LivToscana, Leal Lega antivivisezione italiana, Rifugio onlus di Lamporecchio, Animalisti italiani onlus, Enpa e Lida Firenze. L'udienza, quindi, è stata aggiornata al 12 maggio prossimo.