La Procura di Torino ha notificato l’avviso di fine indagini, che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio, a un maresciallo della Brigata Taurinense. L'uomo, 35enne, deve rispondere di violenza sessuale: secondo l'accusa, avrebbe molestato tre soldatesse durante una serie di esercitazioni sugli sci tra il gennaio 2017 e il gennaio dell'anno successivo. La notizia era stata anticipata dal Corriere della Sera che precisa come il militare sia accusato anche di maltrattamenti con l’aggravante razziale, ai danni di un militare di origini marocchine. Che sarebbe stato più volte pesantemente insultato. Nell’ambito dell’inchiesta, un tenente colonnello sarebbe indagato per favoreggiamento, e un capitano per omessa denuncia.

L’inchiesta, coordinata dal pm Barbara Badellino riguarda episodi che, secondo l’accusa, si sarebbero verificati tra il gennaio 2017 e lo stesso mese del 2018. A farla scattare la confidenza di una presunta vittima delle molestie a un carabiniere, che con una segnalazione ha fatto partire i controlli. Nel fascicolo del PM si parla di palpeggiamenti e baci a tre soldatesse, che all’epoca hanno tra i 25 e i 21 anni, durante le esercitazioni di sci. Nello specifico, il maresciallo, in più occasioni, avrebbe messo le mani sui fianchi delle ragazze, palpeggiato i glutei e, in un paio di occasioni, baciato le guance.

Oltre che di palpeggiamenti, una delle tre soldatesse sarebbe stata bersaglio di offese e frasi intimidatorie, durante le esercitazioni: "Non hai le capacità degli altri — avrebbe urlato una volta il militare — prima lo ammetti e prima fai un favore a te stessa". Per questo, il maresciallo capo risponde anche i maltrattamenti, nei confronti di quella soldatessa. La stessa imputazione varrebbe per gli epiteti pronunciati contro un soldato di origine marocchina. "Cosa canti l’inno — avrebbe gridato il maresciallo, davanti all’alza bandiera — pensi di essere italiano?". E ancora, durante le esercitazioni, il militare sarebbe stato chiamato "negretto, mau mau", e con una lunga serie di nomignoli. Da qui, l’aggravante della discriminazione razziale.