Dopo il terremoto di magnitudo 4.4 registrata ieri a Balsorano, in provincia de L'Aquila e al confine tra Lazio e Abruzzo, si sono verificate almeno una settantina di nuove scosse nelle notte e fino a questa mattina. A confermarlo a Fanpage.it è stato Alessandro Amato, dirigente di ricerca dell'Ingv, l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. "Dopo il sisma di maggiore intensità, la replica più forte è stata la scossa di magnitudo 3.5 poco dopo la mezzanotte, mentre le altre, che pure sono state segnalate a decine, non hanno raggiunto magnitudo 2 e quindi sono risultate impercettibili alla popolazione", ha sottolineato l'esperto. L'ultima scossa in ordine temporale è stata avvertita oggi, venerdì 8 novembre, alle ore 11.43 sempre con epicentro Balsorano: la magnitudo è stata di 2.6 e ad una profondità di 13 chilometri. Si tratta, dunque, di uno sciame sismico che è cominciato già da qualche giorno e la cui evoluzione è imprevedibile.

"Gli sciami come questo possono cominciare con delle scosse più piccole – ha sottolineato Amato – e poi proseguire con eventi più forti nel giro di ore o di giorni, per poi diminuire o aumentare di nuovo. È una loro caratteristica questa variazione nel tempo che le rende particolarmente imprevedibili, diversamente da sequenze che iniziano con una scossa principale e hanno poi un decadimento nel numero e nella magnitudo nei giorni successivi. In questo caso, tutto è cominciato con terremoti di debole intensità, seguiti da una scossa più forte, quella registrata ieri sera alle 18:30. E ora stiamo assistendo ad altre piccole repliche che non sappiamo quanto dureranno. Sicuramente ce ne saranno nei prossimi, ma è impossibile dare stime di quante ce ne saranno e di quale intensità".

La scossa di terremoto che sta facendo tremare la zona al confine tra Abruzzo e Lazio, tuttavia, non ha nulla a che vedere con il sisma di Amatrice del 2016 e con quello de L'Aquila del 2009. "Che siano sistemi di faglie diversi è ormai abbastanza chiaro perché sono distanti e non hanno un collegamento diretto – ha spiegato ancora l'esperto dell'Ingv -. Tuttavia, hanno delle caratteristiche simili rispetto soprattutto al tipo di movimento e quindi del meccanismo di generazione del terremoto. Noi le chiamiamo faglie dirette, che rispondono allo stesso processo di estensione dell'Appennino e che quindi fanno allargare la crosta terrestre. Questi ultimi con epicentro a Balsorano sono più profondi rispetto a quelli registrati ad esempio ad Amatrice, qui siamo sui 14 chilometri e in genere più sono profondi più è grande la zona di risentimento". Ciò spiega, dunque, perché il sisma di ieri è stato avvertito fino a Roma e addirittura alle province di Caserta e Napoli. La situazione, comunque, resta sotto controllo: "Noi monitoriamo l'evoluzione di questa sequenza che al momento è confinata in pochissimi chilometri, è una zona molto piccola al confine tra Lazio e Abruzzo. Teniamo d'occhio se si possono verificare degli spostamenti su altre faglie che potrebbero in qualche modo dare una chiave di lettura diversa dei fenomeni", ha concluso Amato.