Aumenta la pressione sugli ospedali italiani alle prese con la terza ondata della pandemia di Coronavirus, così come gli esperti hanno ribattezzato l'impennata di nuovi casi che si sta registrando negli ultimi giorni e che sta provocando affanno soprattutto nei reparti di terapia intensiva. Solo ieri, secondo i dati dell’ultimo bollettino diffusi dal ministero della Salute, si registrano 56 persone in più rispetto al giorno precedente nel saldo quotidiano tra entrate e uscite, che portano il totale de ricoveri in rianimazione a 2.756. Sempre secondo il ministero, gli ingressi giornalieri sono 278 (di contro ai 231 nelle 24 ore precedenti): non erano così tanti almeno dal 3 dicembre scorso. Non sorprende dunque che a livello nazionale sia stata superata dopo due mesi la soglia critica del 30% individuata dal decreto del Ministro della Salute del 30/4/2020.

È quanto emerge dall'elaborazione dalla Fondazione Gimbe sulla base dei dati Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, aggiornati al 9 marzo 2021. Come si vede anche nel grafico condiviso su Twitter da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, sono 11 le regioni in difficoltà, alcune delle quali superano anche di molto la soglia di allerta. A preoccupare è al momento soprattutto il Molise, dove l'occupazione dei posti letto in terapia intensiva ha raggiunto il 67%, ben 37 punti percentuali sopra quella stessa soglia critica. Seguono l'Umbria (57%), la provincia autonoma di Trento (54%) e le Marche (44%). Nella maggior parte di queste regioni sono stati individuati una serie di focolai collegati alla circolazione della variante inglese del virus. Anche in Lombardia non va meglio: qui è stato raggiunto il 41% di occupazione dei posti letto in TI, con una attenzione particolare a quanto sta succedendo in provincia di Brescia. "La terapia intensiva è piena da settimane, ogni giorno siamo costretti a trasferire pazienti negli ospedali limitrofi", ha detto a Fanpage.it Giuseppe Natalini, direttore del Dipartimento di anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore della Fondazione Poliambulanza, il secondo ospedale cittadino, sottolineando che "l'età media degli ultimi giorni si è abbassata a 57 anni e abbiamo punte particolarmente basse. C'è un paziente con meno di 20 anni e alcuni 40enni".

Seguono l'Abruzzo (41%), l'Emilia Romagna (40), dove per far fronte all'emergenza è stata decisa la sospensione delle attività di ricovero programmate procrastinabili in tutte le Aziende sanitarie della regione con la garanzia esclusivamente delle urgenze, la Provincia autonoma di Bolzano (30%), il Piemonte (36%), la Toscana (36%) e il Friuli Venezia Giulia (34%). Al limite, poco sotto la soglia critica del 30%, troviamo Puglia (29%), Lazio e Liguria, ferme entrambe al 28%. Sono solo cinque le regioni che mostrano una percentuale di occupazione inferiore al 20%: si tratta di  Basilicata (16%), Veneto (14%), Sicilia (13%), Sardegna (12%) e Valle d'Aosta (10%).