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Omicidio Giulia Cecchettin

Il padre di Giulia Cecchettin: “Temo per mia figlia”. Ma per Carabinieri era “allontanamento volontario”

Nella denuncia di scomparsa di Giulia Cecchettin i carabinieri di Vigonovo la classificarono come “allontanamento volontario e persona non in pericolo di vita”. Eppure, il padre Gino disse: “Temo per l’incolumità di mia figlia”.
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A cura di Ida Artiaco
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Omicidio Giulia Cecchettin

Nonostante le preoccupazioni del papà, nella denuncia, presentata ai carabinieri della sezione di Vigonovo domenica 12 novembre, la scomparsa di Giulia Cecchettin è stata classificata come "allontanamento volontario" e lei "persona in pericolo di vita escluso".

Emergono sempre più dettagli sulla vicenda della studentessa 22enne, trovata morta nei pressi del lago di Barcis a Pordenone sabato 18 novembre, esattamente una settimana essere scomparsa insieme all'ex fidanzato Filippo Turetta, ora indagato per il suo omicidio.

Giulia Cecchettin
Giulia Cecchettin

A sollevare la questione è stata per prima la trasmissione Chi l'ha visto? nella puntata andata in onda mercoledì scorso. È stata mostrata la denuncia di scomparsa di Giulia che il padre Gino Cecchettin aveva fatto alle 13.30 di domenica 12 novembre.

L'uomo sembrava essere preoccupato, al punto che proprio nella denuncia ha scritto: "Mia figlia Elena mi ha raccontato che Turetta non aveva mai perso la speranza di tornare assieme a Giulia, pertanto a volte era insistente e possessivo al punto che lei aveva deciso di troncare definitivamente. Tuttavia Giulia aveva continuato a frequentarlo perché lui era depresso ed era preoccupata per qualche suo gesto inconsulto, temo quindi per l’incolumità di mia figlia".

Ma, nonostante ciò la scomparsa di Giulia è stata classificata come allontanamento volontario. Quel "non in pericolo di vita" sarebbe un errore ma comunque non avrebbe avuto influito sulle indagini, tanto che immediatamente è stata messa in moto la macchina delle ricerche.

Da qui l'appello del presidente dell'Associazione Penelope, Nicodemo Gentile, affinché non accadano più casi del genere. "Nelle denunce di scomparsa nessun allontanamento volontario, ma sempre allontanamento per motivi ignoti. Quello di Giulia Cecchettin è stato registrato come allontanamento volontario. Ma non c'erano le premesse, anzi il padre temeva per l' incolumità della figlia. Le denunce in futuro riportino Allontanamento per motivi ignoti. Perché l’allontanamento volontario circonda da sempre casi di cronaca che è impossibile definire volontari", ha spiegato Gentile in un post su Facebook.

Nella vicenda Cecchettin, i carabinieri sono finiti al centro delle cronache anche per la questione della chiamata arrivata da un testimone la sera della scomparsa di Giulia e Filippo Turetta. Alle 23:18 una telefonata segnalava "una lite tra due persone che erano già risalite in auto e si erano allontanate" nel parcheggio a pochi metri da casa di Giulia, pur non essendo riuscito ad annotare la targa. Ma non venne effettuato nessun sopralluogo.

Quella notte, spiegano ancora i carabinieri "c’erano altri interventi in atto da parte delle pattuglie", inoltre non era stata presentata una denuncia di scomparsa, nessuno immaginava che dentro quella macchina ci fossero Giulia Cecchettin e Filippo Turetta.

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