Nuovo colpo alla rete dei contatti italiani di Anis Amri, l'attentatore della strage di Berlino avvenuta nel Natale del 2016. Sono stati eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del tribunale di Roma e dieci perquisizioni disposte dalla procura di Roma, a Latina e in altre città italiane. In manette sono finiti Abdel Salem Napulsi, 38 anni, già detenuto nel carcere di Rebibbia, e quattro tunisini residenti a Napoli e nel Casertano. A loro la procura di Roma contesta l'associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione dei documenti e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Perquisizioni sono tuttora in corso a Latina. Da tempo infatti le indagini hanno dimostrato che il terrorista di Berlino aveva potuto contare su una rete di supporto basata nel comune laziale. Nei mesi successivi alla strage del 19 dicembre del 2016, quando Amri si schiantò con un camion sul mercatino di Breitscheidplatz, facendo 12 morti (tra cui Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, originaria di Sulmona), tre dei suoi conoscenti che vivevano in provincia di Latina, furono espulsi perché ritenuti essere pericolosi per la sicurezza nazionale.

Chi è Abdel Salem Napulsi

Le accuse nei confronti di Napulsi, secondo gli inquirenti, sono legate alla presunta attività di addestramento con finalità di terrorismo. Una volta radicalizzato, avrebbe studiato video di propaganda riconducibili al terrorismo di matrice islamica, altri che invece hanno fatto pensare alla preparazione di un attentato, come i dettagli pratici per noleggiare un camion. E poco prima del fermo avvenuto nell'ottobre scorso a Latina durante un controllo antidroga, il 38enne avrebbe cercando di acquistare o noleggiare un mezzo, un modello tipo pick-up o camioncino, adatto a montare armi da guerra. In una conversazione intercettata lo scorso agosto, Napulsi se la prende con gli infedeli occidentali: "Bisognerebbe mettere la loro testa sul tagliere e via, e colpire (mozzare la testa) e avanti un altro". Dall’altro capo del telefono c’è Khazri Mounir, uno spacciatore radicalizzato di Latina: attraverso di lui – secondo gli investigatori romani – Napulsi manteneva "un collegamento diretto con ambienti riconducibili all'Isis". Nella telefonata, Mounir recita quello che sembra essere un versetto tratto dal Corano ("Quando incontrate i miscredenti colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati") e Napulsi replica: "Tagliargli la testa e i genitali!".