Ora che la Svezia ha annunciato per bocca del Ministro degli Interni che provvederà a rimpatriare almeno 80.000 profughi richiedenti asilo le cui domande sono state respinte ci si avvicina ancora più velocemente al punto di stress in l'europa o si fa davvero una volta per tutte comunità politica oppure si spegne. Un annuncio come quello del governo svedese (dai tratti quasi irrealizzabili viste le proporzioni e gli eventuali costi) non è nient'altro che l'ennesimo nazionalismo travestito da "crisi" che viene messo sul piatto, così come il mezzo annuncio austriaco di sospendere il trattato di Schengen e gli altri piccoli (ma pesanti segnali) di questi ultimi giorni.

Ha ragione Matteo Renzi a dichiarare che la negazione della libera circolazione delle persone e delle merci “non solo fa un passo indietro, ma tradisce l'idea di Europa": se il tavolo europeo diventa il luogo della recriminazione, una baruffa continua di rivendicazioni personali, una continua tensione di forze o un risiko a dadi sulla pelle dei cittadini e dei migranti allora quest'Europa ha fallito, è una dicitura da carta bollata, un'alleanza tra finanze e poco di più, l'Europa è morta. Fine. Stop.

È di poche ore fa anche il via libera del Governo danese sulla nuova legge per il diritto d'asilo che prevede la confisca (sì, la confisca) dei beni superiori ai 1.300 euro ai richiedenti asilo. "Servono per pagare le spese di accoglienza" ha dichiarato la Danimarca, come se davvero fosse così difficile sapere che un'accoglienza a pagamento non nient'altro che un pernotto e che sia proprio l'Europa l'istituzione preposta a risolvere (anche) l'aspetto economico dell'emergenza rifugiati. "Comunque sarà un buon motivo per scoraggiare l'immigrazione nel nostro Paese", ci dicono dalle fonti di governo. E quest'ultima frase, se possibile, è anche peggio.

La politica degli stati europei è una fabbrica continua di segnali di scoraggiamento ai profughi, un bambinesco urlare "venite ma non da noi" che si aggrappa ad una notizia isolata (è successo in Svezia con la vicenda dell'uccisione di un'operatrice in un centro di migranti ma non è stato molto diverso il caso del capodanno a Colonia) per farne una giustificazione generale. La politica pelosa del mistificare il fatto singolo per assumere soluzioni generali è l'antipolitica più bassa e vigliacca: è la via più semplice per uscire dalle regole europee senza il coraggio di uscirne in toto e per davvero.

Il tema principale forse non è nemmeno di una vergogna inumana e razzista che sta diventando potabile ma piuttosto lo sbriciolamento dell'autorevolezza della Merkel e i suoi. Può una confederazione di Paesi dettare delle regole che non vengano accolte? Immaginate gli USA in cui uno stato a caso, facciamo che sia il Texas, decida da domani di non rispettare un emendamento qualsiasi della Costituzione USA. Immaginate l'imbarazzo, lo stallo politico, la ferocia del dibattito e quanto pericolante sarebbe la politica. Oggi da noi succede così.

Ma le regole che traballano qui sono quelle che stabiliscono l'etica e la morale dell'unione. Il lievito dello stare insieme. Scriveva Altiero Spinelli nel suo Manifesto di Ventotene, immaginando l'Europa:

«Qualsiasi movimento che fallisca nel compito di alleanza di queste forze è condannato alla sterilità, poiché, se è movimento di soli intellettuali, sarà privo di quella forza di massa necessaria per travolgere le resistenze reazionarie, sarà diffidente e diffidato rispetto alla classe operaia; ed anche se animato da sentimenti democratici, sarà proclive a scivolare, di fronte alle difficoltà, sul terreno della reazione di tutte le altre classi contro gli operai, cioè verso una restaurazione».

Stampatelo e lasciatelo sui banchi del prossimo Consiglio Europeo.