Dalla ricostruzione del fatto, “risulta duplice e cumulativa la causa del disastroso sinistro che ha provocato la morte di diciassette persone e il grave ferimento di molti altri passeggeri”, coì il gup di Verona Luciano Gorra precisa, nelle motivazioni della sentenza di primo grado per la strage del bus ungherese in A4, che le responsabilità della tragedia non vanno addebitate unicamente all’autista del mezzo condannato a 12 anni di carcere. Una parte della responsabilità, secondo il giudice, infatti va addossata alla non conformità delle barriere di protezione dell’autostrada che avrebbero potuto almeno contenere il danno. “Da una parte c’è quindi la perdita di controllo del mezzo da parte dell’autista” Varga Janos “per un malore o un colpo di sonno”, ma “dall’altra c’è l’inadeguatezza infrastrutturale della barriera laterale”.

Secondo la sentenza di condanna che ha sancito la massima pena per l’autista nel corso del rito abbreviato, la barriera laterale a tripla onda non sarebbe stata adeguata né sufficiente in quel tratto e sicuramente non omologata. Secondo il giudice, la necessaria deformazione della barriera “è stata limitata dal vincolo costituito dalla pila del sostegno del cavalcavia” contro cui poi si è schiantato l’autobus prima di incendiarsi. “Il pilastro (…) è stato oggetto di violenta collisione proprio nel percorso di ridirezione successiva all’urto con la barriera” scrive il Gup, ricordando che a quel punto “l’impatto dell’autobus col pilone è stato inevitabile posto che la pila dei ponte si trovava e si trova a soli 58 cm di distanza dalle parti interne della barriera”. “La deflessione della barriera verso l’esterno (…) ha comportato l’avanzamento dell’autobus proprio contro il pilone del cavalcavia con i devastanti effetti che ne sono conseguiti” ribadisce il giudice.

“Se da un lato dunque la barriera ha mostrato un buon livello di contenimento, dall’altro è stata installata in prossimità del pilone di sostegno senza che vi fosse larghezza di lavoro necessaria ad evitare urti dei veicoli contro il pilone stesso” sottolinea il giudice. Per questo il giudice ha rinviato a giudizio altri cinque imputati, tra funzionari e tecnici di Autostrade e Anas, che saranno ora giudicati in un processo distinto.

“L’errore esiste ancora, il pilone era ed è troppo vicino alla corsia di emergenza. Bisogna allargare i pilastri o restringere le corsie. Non accetteremo tesi di velocità eccessive del bus e neanche di adeguatezza della struttura di supporto” ha commentato Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, dicendosi però soddisfatto per la sentenza pesante contro l’autista del bus. “È stato comminato il massimo della pena e corrisposti provvisionali per circa 5 milioni di euro. La serietà utilizzata dal giudice Luciano Gorra deve essere monito per tutti i suoi colleghi in Italia e nel mondo. Siamo riusciti ad ottenere una condanna piena”.