“Stasi era sulla scena del crimine”: cosa svela la nuova perizia dei Poggi sulla dinamica del delitto di Garlasco

"È dal 2009 che i legali della famiglia Poggi ribadiscono che la prima aggressione sia avvenuta nella cucina della villetta di Garlasco e successivamente il corpo è stato trascinato sulle scale interne". Dario Redaelli, esperto della scena del crimine e consulente dei Poggi, a Fanpage.it spiega la sua relazione che tra una settimana consegnerà nelle mani dei legali. L'utilizzo che ne faranno al momento non si sa: non è detto se verrà depositata in vista di un possibile processo ad Andrea Sempio (attuale indagato per l'omicidio di Chiara Poggi in concorso con Alberto Stasi o con ignoti) o se la terranno in un cassetto che riapriranno in vista di una eventuale revisione del processo a Stasi.
In qualsiasi caso la relazione di Redaelli smentirebbe un punto della dinamica dell'omicidio riportata sulla sentenza di condanna di Alberto Stasi. I dettagli al momento restano ancora sconosciuti ma due cose sono certe: "Mi baso su elementi oggettivi e il mio lavoro conferma Alberto Stasi sulla scena del crimine". Ma andiamo per ordine: quale elemento sulla dinamica sarebbe smentito dalla nuova relazione di parte?
Le carte della motivazioni di condanna ad Alberto Stasi spiegano che "la mattina del 13 agosto 2007 (giorno dell'omicidio) Chiara Poggi aprì fiduciosa il cancello e la porta di casa dopo averne disattivato l'allarme. Il visitatore mattutino era certo persona che lei ben conosceva e probabilmente aspettava, tanto da non preoccuparsi di accoglierlo ancora in pigiama, con il letto sfatto e la televisione accesa, in una casa non ancora riordinata e con le finestre chiuse. L'interpretazione delle tracce ematiche secondo la Bpa, utilizzate per ricostruire le modalità dell'omicidio, ha poi evidenziato che la vittima venne colpita già all'ingresso, ai piedi della scala di accesso al piano superiore, e quindi trascinata lungo il corridoio verso la porta a libro della cantina".
Da anni però i legali della famiglia e i loro consulenti hanno ribadito più volte che per loro la prima aggressione non è avvenuta all'ingresso ma in cucina. Ora questa dinamica è nero su bianco nella nuova relazione: "Non si tratterebbe di una novità assoluta, l'avvocato Tizzoni e Compagna già lo dicevano dal 2009. Adesso a seguito di una indagine più approfondita, sulla base di documentazione fotografica fatta all'epoca, riteniamo che ci sia qualcosa di oggettivo che lasci pensare che l'inizio dell'aggressione sia in cucina".
Non può entrare nei dettagli, ma Redaelli svela: "Posso dire al momento che se tutto comincia dalla cucina e se in cucina c'è l'ennesima traccia del condannato – data dal suo DNA sulla cannuccia dell'Estathé – questo non può che confermare la presenza di Alberto Stasi sulla scena del crimine. E le conclusioni di una sentenza di condanna confermata dalla Cassazione".
L'esperto ribadisce che ad oggi non ha trovato nulla che esclude Alberto Stasi dalla villetta di Garlasco la mattina dell'omicidio: "Lavoro sugli elementi che ho a disposizione, se poi la Procura svelesse altri elementi che dimostrerebbero il contrario e scagionerebbero Stasi sarei sicuramente a favore di una revisione del processo. Al momento non c'è nulla".
Durante l'incidente probatorio degli scorsi mesi erano stati fatti infatti degli accertamenti genetici sulla porta della cucina: come conferma Redaelli, sono state trovate impronte di Giuseppe Poggi, il padre della vittima, di uno della famiglia quindi. Nessuna impronta di Alberto Stasi: "Le impronte di Stasi all'interno di quella abitazione, che non fossero ovviamente quelle del dispenser del sapone in bagno, non sono state rilevate. Anche questo è un elemento importante: dopo le dichiarazioni che Stasi fa su come abbia provato in più modi ad aprire la porta a soffietto, non trovare lì nessuna traccia di Alberto Stasi su quella porta è abbastanza strano".