Segregata in casa per 20 anni dal fratello e dalla cognata: viveva in una legnaia senza bagno né riscaldamenti
Cinque anni di carcere a fronte di oltre un ventennio di umiliazioni. Sono diventate definitive le condanne per Donato Corsillo e per la moglie Antonietta Iapaolo, accusati di maltrattamenti e sequestro di persona nei confronti di Lucia, la sorella dell'uomo. Una donna che appunto per oltre venti anni avrebbe vissuto segregata in casa e umiliata dalla coppia.
La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi della difesa e confermato la sentenza della Corte d'Appello di Campobasso. E ora per la coppia si aprono le porte del carcere. La vicenda di Lucia è stata scoperta nel settembre di quattro anni fa, quando i carabinieri di Casalciprano, in provincia di Campobasso, dopo una segnalazione anonima intervennero in quella abitazione. E così scoprirono che Lucia, all’epoca 67enne, era costretta a vivere in una legnaia adiacente casa del fratello.
In quell’ambiente non c’era nulla: né un bagno, né riscaldamenti e tra l’altro lei non poteva neppure uscire da sola. La porta era chiusa dall’esterno. Nel corso dei processi a carico della coppia è emerso che Lucia era vittima di continue umiliazioni e privazioni. Lei era arrivata dal fratello dopo la morte di suo marito ma, dopo un primo periodo di tranquilla convivenza le cose erano cambiate. Inizialmente il fratello le aveva messo a disposizione quella che era la stanza degli anziani genitori, salvo poi costringerla dopo qualche anno a spostarsi in una stanza ricavata di fianco alla legnaia. In quella stanza poteva arrivare solo mediante una scala a chiocciola esterna dotata di un rudimentale sistema di chiusura dall’esterno. Di fatto, la donna non poteva uscire quando la coppia non era in casa.
Ma non solo: è emerso che per anni Lucia non ha potuto usufruire di cure mediche, né poteva curare la sua igiene personale o tantomeno uscire per andare sulla tomba del marito. Insomma, secondo quanto stabilito dai giudici, per oltre venti anni la donna è stata sottoposta a gravi privazioni e limitazioni della libertà personale: la Cassazione, al termine dell'udienza del 21 ottobre, ha accolto le conclusioni della parte civile e respinto i ricorsi presentati dai difensori degli imputati.