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24 Novembre 2022
13:45

Scarcerato il barista accusato della morte del 27enne morto in strada davanti al locale a Bitritto

Per il Gip di Bari il gesto del barista può essere configurato come un “comportamento travalicante i confini della legittima reazione difensiva” ma non un atto doloso. Per il giudice c’è assenza di indizi della “volontà dell’indagato di cagionare la morte”.
A cura di Antonio Palma
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È stato scarcerato Francesco Assunto, il barista accusato della morte del 27enne Giovanni Palazzotto, il giovane deceduto in strada davanti al locale a Bitritto, nel Barese. La gip del Tribunale di bari Antonella Cafagna, chiamata a decidere sulla misura di custodia cautelare in carcere, infatti, non ha convalidando l'arresto del barista, valutando il decesso della vittima come un atto non volontario.

La giudice per le indagini preliminari in pratica ha stabilito che il decesso di Giovanni Palazzotto, avvenuto domenica mattina al termine di una colluttazione col gestore del locale, non sarebbe imputabile a un atto volontario del barista, che ha immobilizzato il 27enne.

Secondo il giudice, l’indagato avrebbe assunto in effetti un comportamento che ha travalicato i confini della legittima difesa ma che non aveva l’intenzione di uccidere, quindi va scarcerato.

Accolta così in pratica la richiesta dei legali del barista che fin dal primo momento aveva sottolineato la non volontarietà del gesto del suo assistito oltre al fatto che era incensurato

Secondo una prima ricostruzione, il 27enne quel giorno aveva tentato di entrare in modo aggressivo nel bar di Assunto ma sarebbe stato bloccato da quest'ultimo. Poi l’episodio tragico. Il 27enne sarebbe stato immobilizzato a terra con tutto il peso del suo aggressore che, in ginocchio, gli avrebbe compresso la gabbia toracica per 16 minuti.

Un comportamento che per la Procura configurava il reato di omicidio volontario per il 31enne. Il gip però è stato di diverso avviso, ritenendo che il comportamento del barista sia dipeso dalla convinzione "di trovarsi in presenza di un pericolo imminente e incombente di un'offesa ingiusta".

"L'indagato aveva certamente davanti al sé la possibilità di prefigurare un'azione lesiva del suo patrimonio ovvero aggressiva dell'incolumità delle persone" scrive il gip nell’ordinanza che scarcera il 31enne. Per questo il gesto può essere configurato come un "comportamento travalicante i confini della legittima reazione difensiva" ma non doloso.

"Le risultanze probatorie denotano la completa assenza di indici sintomatici della volontà dell'indagato di cagionare la morte della persona" ritiene il giudice ricordando inoltre che il ragionamento logico deduttivo secondo cui a causare il decesso della vittima sarebbe stata la manovra costrittiva praticatale sul torace" al momento è solo una ipotesi non provata da dati scientifici perché i risultati dell’autopsia devono essere ancora depositati.

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