"Sporchi la divisa che indossi". Sono le parole che si è sentito rivolgere il 25enne Umar Ghuni, originario del Ghana. La divisa che indossava qualche giorno fa era quella della Croce Rossa, un'istituzione per chi pratica solidarietà e attività di volontariato in tutto il mondo. Una divisa che Umar indossa con orgoglio e spirito di servizio, doti che non sono bastate a risparmiarlo dallo stigma e dall'intolleranza. Il giovane, che lavora in provincia di Savona, regolarmente assunto in una cooperativa, sabato scorso mentre serviva i tavoli si è sentito apostrofare: “Sporchi la divisa che indossi”. Ciò che è peggio è che non si tratta del primo episodio di razzismo che ha dovuto subire: altre quattro volte infatti è stato insultato mentre faceva volontariato con la Croce Rossa.

Umar Ghuni era con gli altri militi della Croce Rossa di Loano a un festa di autofinanziamento per l'acquisto di una nuova ambulanza e stava distribuendo alcuni gadget quando è stato insultato per il colore della sua pelle. In suo soccorso sono intervenuti gli amici volontari, secondo i quali “ormai è stato superato il limite. E’ inaccettabile che un ragazzo d’oro, uno che ha scelto di aiutare gli altri, venga insultato. Ormai veniamo tutti attaccati come soccorritori, siamo diventati un bersaglio, ma lui e l’altro ragazzo straniero sono sempre nel mirino. E stiamo parlando di una persona sempre sorridente, che riesce a prendere anche questi insulti vergognosi con il sorriso”.

La reazione di Umar è stata leggera e spiritosa: “Quando ci racconta di questi episodi, fa spallucce e dice che è normale accada, perché lui è nero”. I volontari della Croce Rossa di Loano, tuttavia, hanno deciso di non minimizzare l'episodio e di mettere la foto di Umar insieme agli altri volontari su Facebook, denunciando il razzismo in coerenza con la campagna di Croce Rossa Italiana “Io non sono un bersaglio”.