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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi
15 Aprile 2013
12:53

Sarah Scazzi, è l’ora della sentenza: “Uccisa dove cercava affetto”

Ultime repliche del processo per l’omicidio della 15enne di Avetrana: già oggi la Corte di Assise di Taranto potrebbe riunirsi in camera di consiglio per la sentenza. L’avvocato di parte civile: “La famiglia Scazzi vi ha consegnato il suo dolore e attende una risposta dalla giustizia”.
A cura di Susanna Picone
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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi

Ultimo atto del processo Scazzi. Presto Sabrina Misseri, Cosima Serrano e gli altri imputati nel processo per la morte della 15enne di Avetrana conosceranno il loro destino. Saranno giudicati colpevoli o innocenti. È in corso oggi a Taranto l’ultima udienza dedicata alle repliche degli avvocati, poi toccherà alla Corte di Assise riunirsi in camera di consiglio per la sentenza. In merito alle due principali imputate, le donne di casa Misseri, l’accusa ha chiesto l’ergastolo. L’avvocato Nicodemo Gentile, legale di parte civile della mamma di Sarah Scazzi, ha aperto l’udienza spiegando come la famiglia da lui difesa “non è venuta qui a raccattare giustizia”. Sarah, secondo l’avvocato, ha cercato affetto nella casa sbagliata, dove è stata uccisa. Nel mirino del legale Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Il riferimento dell’avvocato va agli sms che Sabrina scriveva a Ivano, messaggi che descrivono cosa accadeva in quella casa di Avetrana. Gentile ricorda un sms del 6 luglio 2010 nel quale l’imputata scriveva “a casa riesco a dare il peggio di me stessa”.

Sarah è la principale testimone del delitto – E la piccola Sarah sarebbe – secondo l’avvocato – la testimone principale contro le sue aguzzine dato che affidava al suo diario il rapporto che la legava alla cugina Sabrina. Gentile ha definito il movente sessuale, indicato dalla difesa di Sabrina quale causa del delitto che sarebbe stato commesso da Michele Misseri, una "filastrocca per bambini, esclusa dallo stesso Michele Misseri" quando si autoaccusa dell'omicidio. Lo zio Michele è, a suo dire, "un ventriloquo, un invertebrato senza spina dorsale che ha paura delle donne di casa". Sabrina, invece, sarebbe colpevole anche di non aver aiutato la Corte dicendo di non ricordare molte circostanze su cosa accadde il giorno del delitto. Così l’avvocato ha concluso la sua replica dinanzi alla Corte a Taranto: “La famiglia Scazzi vi ha consegnato il suo dolore e attende una risposta dalla giustizia italiana che non sia muscolare né una vendetta”.

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